Manna_Paolo_Beato

Paolo Manna con alle spalle la facciata del Seminario Missionario di Ducenta.

Paolo Manna

(Il Beato)

Quintogenito di sei figli, il nostro Manna vide la luce ad Avellino il 16 gennaio del 1872 da Vincenzo e Lorenza Ruggiero.

Dopo i primi sudi, compiuti a Napoli e nella città natia, si portò a Roma entrando nella cerchia degli studenti di Filosofia dell’Università Gregoriana. Quando era ancora studente, decise di dedicarsi all’apostolato missionario e continuò i suoi studi nel Seminario Lombardo per le Missioni Estere di Saronno. Ordinato sacerdote a ventidue anni, 19 maggio 1894, si fece inviare nella Birmania Orientale come Missionario Apostolico.

In questa regione ostile del globo riuscì ad evangelizzare, a cominciare dal 1895, ben tre tribù: quelle dei Ghekhù, dei Bugù e dei Padaungs.

Nel 1907 si vide costretto, per seri motivi di salute, a far ritorno in patria conoscendo giorni molto tristi… lontano dal campo di lavoro. Si dette alla lettura degli Atti degli Apostoli, febbrilmente, riuscendo a superare lo stato di sconforto in cui era caduto e capì che poteva rendersi utile diversamente. Sostituì con la penna e la parola quello che la malferma salute gli impediva di fare, prodigandosi in un’opera grandiosa e luminosa… ancora più grande.

Un’opera poderosa che lo animerà per gli ultimi 50 anni della sua vita, per la quale era stato prescelto, interamente tesa alla conoscenza del Vangelo e alla conversione del mondo non cristiano. Fu predicatore, giornalista e scrittore insieme. Al suo attivo una ventina di pubblicazioni specifiche, alcune molto importanti, e migliaia di articoli e scritti vari… oltre ad una ricca corrispondenza inedita (circa 14 mila pagine) che è raccolta in 50 volumi.

Fondò e diresse anche sette riviste, distribuite un po’ dovunque, tra cui “Venga il tuo Regno” di cui si occupano tuttora i missionari dell’istituto dei Colli Aminei di Napoli. Per ciò che rappresentava, dopo la creazione del P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere) che via via andò espandendo la sua opera in tutto il mondo, papa Pio XI lo nominò nel 1926 Superiore Generale.

In tale veste, tra il 1927 e il 1929, peregrinò per il mondo visitando le Missioni e gli Istituti esistenti e promuovendone altri… in Asia e in America soprattutto del sud. Nel 1934 fece ritorno nella vicina Ducenta, dove aveva promosso e aperto nel 1921 (divenendone primo Rettore) un Seminario diocesano per le missioni estere, adattando per la bisogna il palazzo dei marchesi Folgori, concessogli dal canonico Luigi Grassia. Durante gli anni di permanenza a Ducenta, si dedicò alacremente allo sviluppo del Seminario che aveva promosso e fondato e all’incremento dell’Unione Missionaria scrivendo libri e organizzando Congressi nazionali e internazionali.

Da annotare che molti temi da Lui affrontati, nei suoi scritti saranno poi ripresi e discussi dal Concilio Vaticano Secondo.

La Propaganda FIDE lo chiamò a Roma nel 1937 per dirigere il nuovo Segretariato dell’U.M.d.C. che, sotto la sua sapiente guida, si diffuse anche in altri Paesi.

Nel 1934, in pieno conflitto bellico, padre Manna venne nominato primo Superiore della Circoscrizione Meridionale del P.I.M.E. e, lasciata la Capitale, tornò nuovamente nella quieta Ducenta calandosi nelle sue ultime e coraggiose fatiche editoriali… sempre vive ed attuali. Chiuse gli occhi il 15 settembre 1952, nell’Ospedale “Fatebenefratelli” di Napoli, dopo un’esistenza lunga e laboriosa:aveva 80 e 8 mesi.

Fu sepolto inizialmente nel Cimitero di Lusciano, poi le sue spoglie vennero trasferite, nel 1961, nel Seminario di Ducenta e deposte in una Cappella eretta per Lui… che è meta di venerazione.

Per le sue virtù, padre Paolo Manna, è stato sempre considerato (anche in vita) un “santo” tanto che, fin dal 1974, fu proposto ed iniziato un processo canonico nei suoi riguardi. L’iter, che si concluse quindici anni dopo, gli attribuì nel 1989 il titolo di “venerabile” in attesa della beatificazione, che ottenne il 4 novembre 2001 da papa Giovanni Paolo II, che pregò sulla sua tomba.

Di red