Altro che minacce all’autore del libro, gli uomini dell’organizzazione criminale hanno recitato se stessi nel film. Non avrebbero potuto farlo senza il sì dei boss, certi sgarri si pagano con la vita

Giovanni Venosa è una delle prove viventi che il Clan dei Casalesi non teme il prodotto editoriale “Gomorra”, anzi il film tratto da esso è stata un occasione di guadagno per esponenti di punta del gruppo criminale. Venosa, che è uno di pregiudicati affiliati al Clan dei Casalesi, sodalizio criminale che secondo certi giornalisti che fanno da eco agli uffici stampa temerebbero “Gomorra”, in realtà suoi affiliati vi hanno partecipato come attori protagonisti nel ruolo di se stessi. Venosa, detto “Giuvann O’Russ”, nel film è il giovane boss che richiama più di una volta i due ragazzini che non stanno agli ordini. La prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso a 13 anni e 10 mesi di carcere, lui è noto anche per essere il nipote del boss Luigi Venosa, detto “O’ cocchiere”. Secondo le accuse tra il 2008 e il 2009, pur dovendo essere detenuto nella casa lavoro di San Giuliano Saliceto in provincia di Modena, si recava a Castelvolturno dove si occupava di estorsioni. Secondo gli inquirenti una volta trascinò per i capelli il titolare di un ristorante, mostrando la pistola mentre era in corso un banchetto con numerosi invitati. A far scattare l’inchiesta hanno contribuito anche le denunce dell’ex sindaco Francesco Nuzzo. Oltre a Giovanni Venosa è stato condannato anche Esterino Antonucci, ha avuto una pena di 10 anni, mentre Marcello D’ Angelo è stato totalmente. Il pm Luigi Landolfi aveva chiesto per Venosa la condanna a 24 anni di carcere.

Questi gli altri del film Gomorra arrestati o indagati:

L’ultimo a finire in manette nei mesi scorsi è stato Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan.

Prima di lui è stato arrestato il cantante neomelodico Raffaele Migliaccio, 24enne di Casoria in arte “Raffaello”, dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli ha assalito anche gli agenti intervenuti per fermarlo, è stato accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio, fu condannato per direttissima a 1 anno. Una sua canzone “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film.

Un altro arrestato è Bernardino Terracciano (l’uomo che secondo Spagnuolo avrebbe messo in contatto Cirillo e Garrone) 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”, lui è coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui sono coinvolti anche la moglie di Giuseppe Setola, Stefania Martinelli.

L’elenco continua con Salvatore Fabbrocino, fermato in un’indagine relativa allo spaccio.

Un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di Camorra. Tutte queste cose le sappiamo perché le hanno scritte decine di cronisti coraggiosi, che senza scorte e senza aver scritto “Gomorra” rischiano la pelle in silenzio. Lavorano per quei giornali che il super scortato Roberto Saviano ha denigrato, senza contraddittorio, in una trasmissione di Rai Tre.

Nell’occasione dell’arresto di Venosa, che è indagato anche per altre vicende avvenute nel modense, il deputato Maurizio Gasparri disse: “Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’è il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”.

Salvatore Pizzo