gipsoteca L’Erma di Domenico Cimarosa assunse una rinnovata attenzione, quando l’opera ritrovata di Antonio Canova dedicata al nostro illustre concittadino, fu il fiore all’occhiello della Mostra dedicata alle opere del celebre artista di Possagno, che nel gennaio del 2009 si tenne nei Musei San Domenico a Forlì. Ma il calco in gesso dal quale il Canova realizzò la celebre scultura del Cigno di Aversa è poco noto ai più, esso (nella foto sotto) è conservato nella Gipsoteca Canoviana, che ha sede nella casa natale dello scultore a Possagno (Treviso)….

 

 

erma di domenico cimarosa cimarosa domenico gesso canova Il modello in gesso è del 1808 ed è posizionato nelle scuderie della casa museo, scrigno di numerosi gessi del Canova. Dalla nota illustrativa di Ferdinando Mazzocca, si apprende che la prima traccia documentale della scultura risale al 1824, nel “Catalogo cronologico delle opere di Antonio Canova”, pubblicato da Cicognara, il busto viene indicato come risalente 1822, in realtà è datato 1808. Esso fu un regalo dello scultore al Cardinale Ercole Consalvi, non a caso riporta ben visibile la scritta: “A Dom:co Cimarosa/ Napoletano/ Esimio maestro di musica/ Nato MDCCXLVIIII morto MDCCCI/ Ercole Card: Consalvi/ MDCCCXVI”, sul lato destro c’è anche la firma dell’artista. Un erede del prelato regalò poi la scultura al Cardinal Pietro Vidoni, lo si apprende dalle Memorie di Antonio Canova scritte dall’allievo Antonio D’Este, ed il busto ancor oggi è di proprietà della famiglia cremonese dei Soresina Vidoni. Mazzocca scrive che: “L’omaggio dell’erma da parte di Consalvi potrebbe trovare una sua giustificazione dalla comune ammirazione per il grande musicista, ancora universalmente apprezzato, e dal fatto specifico che proprio a Pietro Vidoni quando era vice delegato a Ferrara era stato dedicato “L’amante ridicolo”, un dramma giocoso musicato da Cimarosa e rappresentato ne teatro ferrarese della Scrofa nel 1789″. Canova, quale Ispettore delle Belle Arti a Roma, lo collocò nella serie delle effigi degli uomini illustri del Pantehon, Ciò nel 1816, la stessa data che è impressa sull’opera. Canova era un estimatore di Cimarosa, per lui era un grande tra i compositori “come Raffaello lo fu tra i pittori”. Nel 1820 fu deciso di trasferire il busto nel Palazzo dei Conservatori nel Campidoglio, i cui ambienti al pianterreno furono trasformati in protomoteca. Un declassamento criticato anche da Stendhal, evidentemente la nuova collocazione fu dovuta alla scomparsa del Cardinal Consalvi, morto nel 1824 e – secondo Mazzocca – per le idee rivoluzionarie che Cimarosa aveva manifestato in vita. Consalvi era stato molto amico del Cigno di Aversa già prima di diventare cardinale, addirittura ne custodì gli spartiti quando Cimarosa nel 1787 andò in Russia, il 25 gennaio del 1801 fu lui a celebrare la solenne messa in suffragio nella chiesa San Carlo ai Catinari, alla presenza di tutti i musicisti di Roma. Dopo oltre un secolo di oblio il capolavoro di Canova, viene nuovamente valorizzato nel 1955 e nel 1957 fu presentato al Convegno sul neoclassicismo che si tenne a Venezia. Pietro Giordani nel Panegirico (1810) scrive: “(…) quel supremo padre d’armonia Domenico Cimarosa; che dal Canova riceve una seconda vita, in ristoro della morte ingiusta ed immatura”.

Salvatore Pizzo
(Si ringrazia la fondazione Canova Onlus per aver concesso di fotografare il gesso)
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