“Non c’è stato nessun compromesso, questa legge è una svolta”. Ivan Scalfarotto, ‘padre’ della nuova normativa antiomofobia passata alla Camera e contestata dalle associazioni gay, la difende dalle pagine dell'”Unita’”. “Per la prima volta un ramo del Parlamento italiano approva una norma ad hoc che riconosce in Italia l’esistenza, la dignità e il diritto di vivere pacificamente di una comunità di persone”
ovvero la comunità Lgbt, “che fino ad oggi non sono state riconosciute in quanto tali, al contrario di altre minoranze. Aver esteso la legge Mancino -sottolinea poi Scalfarotto- significa che al suo interno sono stati introdotti i reati di omofobia e transfobia. Questo, nella pratica, significa stabilire che ‘istigare a commettere o commettere atti di discriminazione per motivi fondati sull’omofobia e sulla transfobia è un reato”. Scalfarotto spiega inoltre il suo punto di vista sul contestato subemendamento Gitti, che secondo l’associazionismo gay vanificherebbe di fatto le norme contenute nella legge. “In realta’ e’ molto meno preoccupante di come sia stato descritto. Basta leggerlo: vi si dice che non costituiscono atti di discriminazione le condotte delle organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto a queste condizioni. Tutto questo solo ‘ai fini della presente legge’. Questo vuol dire che se vi e’ un’altra norma che stabilisce un divieto di discriminazione, per esempio norme sul divieto di discriminazione sul lavoro, queste non vengono sanate da questo emendamento. Qualcuno, infine, ha detto che questo emendamento serviva a coprire organizzazioni neofasciste: è un’osservazione infondata. Al contrario, la legge approvata mercoledì prevede il divieto, assistito da pesanti sanzioni penali, di creare o assistere organizzazioni che abbiano tra i propri scopi l’omofobia. Fino a ieri -conclude- questo divieto non era previsto”.
{fcomment}