Un piccolo sodalizio che dice di rappresentare docenti e dirigenti scolastici italiani, senza che esso abbia alcuna rappresentanza numerica del comparto scuola certificata dall’ARAN, da quando qualche settimana fa si è dimesso il Presidente dell’Ente Invalsi (carrozzone politico creato con lo scopo di valutare il sistema scolastico italiano, allocato in una prestigiosa sede in quel di Frascati), ha iniziato una sorta di campagna di stampa per difendere l’assetto ed il modus operandi che fino ad oggi ha avuto questa istituzione, i cui vertici sempre provenienti dal settore bancario, e non da quello scolastico, sono stati nominati con puntuale discrezionalità politica.
Eppure i difensori dello status quo vanno parlando di merito e valutazione, addirittura a farsi portavoce delle loro rimostranze sono persone che non insegnano nella scuola statale, in vari casi si tratta di gente che svolge professioni non afferenti al comparto scuola. Adesso hanno addirittura avviato una petizione per chiedere al ministro che per il futuro l’Invalsi continui a svolgere le sue attività come ha sempre fatto. Praticamente difendono un ente pubblico che di esistere sfruttando il lavoro di migliaia di persone (docenti e non) delle scuole italiane, costretti a prestare i loro servigi per l’Invalsi in maniera coatta, sotto la minaccia di provvedimenti disciplinari discutibili ed arbitrari, senza che lo stesso Invalsi abbia mai provveduto a farsi carico di quanto pretende dai dipendenti, docenti e non, delle scuole (i quali non hanno mai sottoscritto alcunchè con questo ente). Il Ministro Carrozza ha nominato una commissione che dovrà indicare una rosa di nomi da cui scegliere il nuovo Presidente dell’Invalsi, (Tullio De Mauro, presidente, Benedetto Vertecchi, Clotilde Pontecorvo, Cristina Lavinio, Giorgio Israel). Dopo questa iniziativa il gruppettino non rappresentativo che tanto sgomita per avere visibilità, anziché lamentare che nella commissione non ci siano docenti della scuola statale e dirigenti scolastici, ha espresso queste testuali parole: “(….) dal punto di vista della professionalità non è presente nessun economista dell’istruzione, nessuno statistico, ma principalmente pedagogisti ed esperti in didattica di discipline appartenenti al filone più tradizionale della pedagogia impropriamente detta “progressista””. Si sono dimenticati che la scuola la fanno: maestri e professori, tutti gli altri cortesemente si ricordino che di loro si può tranquillamente fare a meno. E’ comunque sia, è bene che l’Invalsi coniughi bene un verbo: pagare!
Salvatore Pizzo
Coordinatore Provinciale della Gilda-Unams Parma
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