Oggi è un giorno memorabile per la Campania, per Napoli e per tutti i comuni che il Papa attraverserà in questa sua visita partenopea. E’ un momento storico, ma anche estremamente personale che ognuno vive con la fede e con il bagaglio emozionale che si porta dietro.
Grande importanza ha assunto in questo avvenimento la figura del Cardinale carinarese, Crescenzio Sepe, che ha lavorato intensamente all’organizzazione dell’evento. Lo scorso luglio, l’Arcivesco di Napoli ci rimase molto male quando Papa Francesco scelse di recarsi nel giorno della festa di Sant’Anna a Caserta, anziché a Napoli e in altre zone particolarmente care al Cardinale, come l’Aversano. Il Santo Padre era stato invitato in tante occasioni, la prima volta fu molti anni fa quando Jorge Mario era ancora Vescovo di Buenos Aires. Un rapporto antico quello tra Sepe e Bergoglio, accomunato anche dalla nomina a cardinali da parte di Papa Wojtyla, lo stesso giorno, il 21 febbraio del 2001, nel corso del Concistoro più numeroso della storia della Chiesa, nel quale vennero eletti ben 42 nuovi cardinali. Sepe, nel corso di un incontro in Vaticano, disse: «Vieni a Napoli, la nostra città è molto simile alla tua, ti aspettiamo per raccontarci impressioni ed esperienze». Dopo tante attese, l’Arcivescovo nel corso della cerimonia per il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro, comunicò finalmente ai fedeli la data dell’arrivo del Papa con l’ormai celebre frase: «Il Santo Padre verrà il 21 marzo. ‘A Maronna c’accumpagna».
Il Cardinale che questa mattina ha dato finalmente il benvenuto al Papa, ha detto ironicamente: «Lei ha un cuore Napoletano, non se lo lasci rubare». Sepe con orgoglio e soddisfazione, ha dato il suo contributo per portare in queste terre l’importante presenza di un Pontefice che sa lasciare il segno nei cuori e nelle anime di chi lo ascolta. Il Cardinale in merito al carisma del Papa ha dichiarato: «Nascerà una nuova Napoli la lunga giornata vissuta con Francesco costituirà il trionfo della speranza. Quale? Quella che le cose cambino sul serio, nel segno del riscatto e di una vita nuova. Non parlo della speranza dei disperati, prevarrà e prenderà il largo l’ottimismo di chi ha voglia di fare, di costruire, di essere, trovando nelle parole e nell’esempio del Pontefice il desiderio e la forza di reagire per non farsi sopraffare dall’avvilimento e dalla rinuncia».
Ester Pizzo
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