“Lasciatemi cantare perché ne sono fiero sono un aversano un aversano vero”, parafrasando la nota canzone di Totò Cutugno così urlavano la loro fede granata i giovani tifosi dell’Aversa che questa sera si sono radunati sotto l’Arco dell’Annunziata per il loro saluto di fine anno. Forse nè sono inconsapevoli ma hanno dato una lezione ai tanti “per bene” che con la puzzetta sotto al naso, a passo veloce,  si allontanavano per proseguire  lo struscio in Via Roma con gli abiti della festa. L’attaccamento di quei ragazzi a qualcosa di autenticamente aversano fa ancora sperare che l’identità Aversana non è del tutto cancellata, una città di cui molti suoi cittadini sono inconsapevoli dei tesori di cui è scrigno e ne ignorano la storia, una città che arriva ad accettare supinamente che il proprio tribunale si chiami “Napoli Nord” che ha oramai accettato, prona, di essere annessa alla “provincia di Caserta”, che esprime classi dirigenti da cabaret costringendo chi è lontano a vergognarsi dei propri luoghi natii. Gli ultrà della Real Normanna isolatissimi e snobbati dai cafoni pseudo-acculturati ci hanno ricordato che Aversa c’è:  il calcio è una cartina di tornasole del tessuto sociale, qui da noi tifano Napoli perchè arrivano a vergognarsi di essere Aversani, in un’altra città il saluto di fine anno dei tifosi nel luogo simbolo della stessa avrebbe richiamato decine di persone, ciò a prescindere dalla categoria e del blasone della squadra, ad Aversa gli aversani passavano infastiditi lasciando quei giovani soli a cantare “Aversa è la mia città!”, non avrebbero fatto lo stesso se fosse stato un raduno di supporters del Napoli. La questione non è strettamente calcistica ma di mentalità, Aversa è da quasi mezzo secolo una città sfortunata ad essere finita in mano a generazioni vuote, inadeguate al prestigio del luogo natio

Gli ultimi aversani che urlano di essere tali sono gli ultras del calcio. 

Salvatore Pizzo

(le immagini sono tratte dalla pagina Facebook Aversa Calcio nel Cuore)