Si stringe il cerchio giudiziario intorno alla gestione patrimoniale della famiglia Schiavone. Nell’ambito del processo con rito abbreviato sull’affaire dei terreni di Grazzanise, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha presentato richieste di condanna pesanti, per un totale di oltre 32 anni di reclusione.
Il PM Simona Belluccio ha invocato pene severe per il nucleo familiare del capoclan Francesco “Sandokan” Schiavone. Chiesti 9 anni di reclusione per il figlio del boss Ivanhoe Schiavone, e 8 anni per suo zio Antonio Schiavone. Richieste di condanna anche per i presunti complici e intermediari dell’operazione: Amedeo De Angelis (6 anni), Francesco Paolella (5 anni e 4 mesi) ed Emilio Graziano (4 anni).
Al centro dell’inchiesta c’è un terreno situato in località Torre Lupara, a Grazzanise. Secondo la ricostruzione dell’Antimafia, il fondo era formalmente intestato a un prestanome per schermarlo da eventuali sequestri dello Stato.
Il meccanismo illecito sarebbe scattato alla morte dell‘intestatario fittizio. L’ostacolo negli eredi legittimi che avevano affittato il terreno a terzi. Ivanhoe Schiavone, coadiuvato da un complice, avrebbe utilizzato metodi coercitivi per costringere l’affittuario a rinunciare al contratto e al diritto di prelazione. L’obiettivo era quello di liberare il terreno per venderlo a acquirenti già individuati dal clan per una cifra di 250.000 euro, rientrando così in possesso della liquidità.
L’impalcatura accusatoria non si regge solo su intercettazioni ambientali e analisi dei colloqui in carcere. Un peso determinante hanno avuto le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare quelle di Nicola Schiavone, fratello di Ivanhoe ed ex reggente del gruppo camorristico, che ha svelato dall’interno le logiche di gestione dei beni del padre.
“L’indagine ha ricostruito capillarmente la gestione illecita di beni riconducibili al boss Sandokan, evidenziando come il controllo del territorio passi ancora attraverso la gestione dei fondi agricoli.”
Con la requisitoria del PM si chiude la fase accusatoria. Il processo si avvia ora verso le battute finali: nelle prossime udienze prenderanno la parola i difensori degli imputati nel tentativo di smontare le tesi della DDA. La sentenza è attesa a breve.