Sembrava la storia di un giovane cronista di provincia finito nel mirino della criminalità organizzata, ma si sarebbe rivelata una clamorosa messinscena. Adriano Cappellari, ventenne collaboratore di testate vicentine, da presunta vittima è diventato l’unico indagato: per mesi avrebbe denunciato e simulato lettere intimidatorie indirizzate a sé, alla premier Giorgia Meloni e a don Maurizio Patriciello, simbolo della lotta alla camorra a Caivano.
L’escalation era culminata il 30 maggio con un ordigno rudimentale fatto esplodere sotto la sua casa a Enego, episodio che gli era valso l’assegnazione della scorta. A smontare quello che gli inquirenti ritengono un castello di bugie sono stati i Carabinieri di Bassano del Grappa e la Procura di Vicenza. Il giovane sarebbe stato tradito dal suo stesso carrello della spesa online: avrebbe infatti acquistato di tasca propria, con consegna a domicilio, l’alcol e le bombolette di gas usati per l’innesco. Ad aggravare la sua posizione ci sarebbero anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza. Le contestazioni a suo carico sono: incendio, calunnia, simulazione di reato, procurato allarme e truffa.
Profonda la ferita lasciata in chi aveva creduto in lui. Don Maurizio Patriciello ha affidato ai social un accorato e amaro messaggio: «Sono rimasto basito. Nessuno avrebbe mai pensato che quel giovane dal volto buono potesse fare una cosa tanto grave e tanto stupida. Resta l’amarezza nel constatare che il male si intrufola dappertutto e insozza tutto. Adriano, se l’accusa sarà confermata, paga il tuo debito con la giustizia, racconta la verità e chiedi perdono. La menzogna è una trappola e vivere nella menzogna è come vivere all’inferno. Non lasciarti andare, però: sei giovane, rialzati. Il mio perdono è già partito».
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