La rilevazione dei prezzi del mese di settembre, fornita da Ismea, l’ente economico pubblico che si occupa di fornire servizi informativi, finanziari, assicurativi e sostegno alle imprese agricole, ha evidenziato la discesa a picco dei prezzi dei prodotti agricoli. Il primato negativo spetta al prezzo dei cereali che, rispetto all’anno scorso ,
registra una variazione in negativo del 26%, con un 5% in meno del prezzo all’ingrosso rispetto al mese di agosto. Stessa sorte per la frutta (-22%) , per i vini (-18%) e per gli ortaggi (-12%); riguardo i prodotti zootecnici, dal confronto su base annua emergono riduzioni dei prezzi per i suini (- 12%) e per i bovini (- 3%). Una situazione negativa che non rassicura certamente l’agricoltore, ora in fase di semina, ma, paradossalmente, nemmeno il consumatore che dovrebbe trarre vantaggio dalla caduta dei prezzi dei prodotti agricoli. “Se prendiamo in esame ogni euro che una famiglia spende al supermercato – commenta Fabio Massimo Cantarelli presidente del Consorzio Agrario di Parma – ci accorgiamo che ben 60 centesimi sono destinati alla grande distribuzione, 23 centesimi all’industria, ed i restanti 17 centesimi all’agricoltore/produttore. Parafrasando Verdi nella famosa “Traviata” – conclude Cantarelli – la trasformazione e la vendita dei prodotti agricoli è croce per gli agricoltori e nessuna delizia per i consumatori che non traggono nessun vantaggio dal calo dei prezzi dei prodotti agricoli”.

Di red