Si vuole per forza costruire un martire che non c’è: lo scrittore Roberto Saviano, che lamenta di essere stato minacciato dalla Camorra, ha un solo merito: essere andato il 17 settembre del 2007 nella piazza di Casal di Principe ed aver detto ad alta voce da un altoparlante cose che tutti sanno, fatti che molti hanno scritto prima di lui.

A differenza degli altri, lui lo ha fatto ben protetto dalle forze dell’Ordine ed al fianco di un superscortato presidente della Camera Fausto Bertinotti. Le cose che lui ha detto quel giorno, molti giornalisti che vivono negli stessi luoghi dei boss dei Casalesi le hanno scritte centinaia di volte e lo faranno ancora, gente che più volte è stata minacciata e colpita da atti intimidatori, ma nessuno si preoccupa di riservare a loro le attenzioni e le premure riservate allo scrittore che le ha divulgate dopo di loro, evidentemente non sono editi dalla Mondadori. Il prodotto editoriale di cui è autore Saviano, come tutte le operazioni commerciali, ha legittimamente bisogno del relativo battage, e se lo scrittore non avesse fatto sapere di essere stato minacciato per quello che altri hanno già divulgato anni prima di lui, il marketing sarebbe stato certamente più difficile per gli addetti. Giovedì, Marco Imarisio ha pubblicato sul Corriere della Sera una mega intervista allo scrittore, mai nessuno si è curato di quei giornalisti che taccuino alla mano entrano nelle aule di giustizia con i boss che li osservano dalla gabbia, sapendo bene quali sono i loro indirizzi e quelli dei loro parenti. Eppure esiste un precedente eclatante, Einaudi, molto prima di Mondadori, ha dovuto ritirare dalle librerie “Sandokan – Storie di Camorra”, un libro che parla del clan dei Casalesi capeggiato Francesco Schiavone Sandokan i cui avvocati hanno ottenuto il ritiro dal commercio di quel libro, che adesso è ritornato ad essere legale ma di cui nessuno parla. Non si parla nemmeno di quei bambini che corrono il rischio di essere uccisi dalla Camorra per aver visto cose che non dovevano vedere, testimoni sinceri, puri, che i boss vorrebbero mettere a tacere per sempre. Sono centinaia quelli che vivono superscorati, ma nessuno nè parla, certo non si devono vendere libri. L’ultimo caso è quello di un ragazzino testimone di un omicidio a soli 13 anni, ha dovuto lasciare Napoli insieme alla sua famiglia e vive sotto scorta. Lo scorso 10 agosto era in un parco di giochi d’acqua, a Licola ha visto in faccia l’assassino di Nunzio Cangiano, per cui e’ indagato Mario Buono, 23 anni, presunto affiliato al clan Di Lauro. Quella che doveva essere una giornata di svago è stata l’inizio dell’inferno, solo perchè ragazzino ha detto ai Carabinieri: ”Aveva gli occhi azzurri l’ho visto bene in volto”, poi ha riconosciuto il killer nell’album fotografico. Intanto la grande stampa parla con toni esagerati di un libro della Mondadori, che non aggiunge nulla a quello che già tanti hanno scritto.

Salvatore Pizzo

Nella foto a sinstra Francesco Schiavone (Sandokan), a destra Roberto Saviano