Se Parma è nota in tutto il mondo per le sue produzioni agroalimentari, il merito è principalmente del mondo agricolo locale, un esempio che sicuramente merita di essere imitato da quelle realtà, come la nostra, che hanno uguali potenzialità senza saperle sfruttare al meglio. L’agricoltura parmense per la sua capacità organizzativa ed il modo di porsi rispetto alle sfide che il mercato pone, ha portato il toponimo Parma ad essere un marchio mondiale nel settore del food.
I parmensi hanno dimostrato che il duro lavoro dei campi non è solo quello generato dalla forza fisica, ma anche quello del sapersi organizzare. Una matrice agricola forte e determinata, che ha saputo fondare lindustria conserviera e la metalmeccanica agroalimentare, che tutto il mondo invidia all’Italia e che all’estero invano cercano di di imitare. Dietro a tutto ciò c’è un Consorzio Agrario che funziona, che dà all’agricoltura parmense gli standard che la fann
o eccellere, facendo brillare l’Italia nel mondo. Il ritmo di quest’andamento rock viene dato da una figura istituzionale che appare poco e fa tanto, il presidente del Consorzio Agrario di Parma, Fabio Massimo Cantarelli, la law firm che ha assistito numerosi produttori anche nei drammatici momenti del crack Parmalat, e che ha individuato strategie nuove nel campo del diritto fallimentare ammorbidendo il colpo per l’agricoltura parmense, che forse a agli occhi dei più pareva quella più compromessa dal disastro finanziario. Lanno che si è appena concluso, afferma Fabio Massimo Cantarelli, è stato caratterizzato da tre eventi fondamentali, laumento del corso dei cereali, limpennata dei prezzi del latte e dei derivati e da provvedimenti legislativi in campo bioenergetico – e nonostante la gestione dell’agricoltura parmense sia brillante dice: Un 2007 quindi che, tra alti e bassi, ha messo in mostra i limiti e lacune dei sistemi economici che, negli ultimi due decenni, hanno distolto lattenzione dallagricoltura e, più in generale, dalle materie prime. Insomma, si lavora bene, anzi benissimo, ma bisogna lavorare ancora meglio. Cantarelli docet.
Salvatore Pizzo
Nella foto: Fabio Massimo Cantarelli