La nuova edizione, con aggiunte di rilievo, del suo libro «Affondate Borghese!», sullultimo periodo della vita del comandante della flottiglia XMas durante
Già reduce della Repubblica Sociale Italiana, Angelo Faccia è autore di due libri (l’altro è «Grazie comandante!», edito dall’Associazione Uno dicembre 1943, come l’altro), ed è da decenni impegnato contro le varie tipologie di imperialismi, soprattutto sionista e statunitense, oltre che a favore della giustizia sociale.
1) Stai curando una nuova riedizione del tuo libro «Affondate Borghese!»: quali sono le novità più significative che ritieni siano emerse e che ti hanno indotto a optare per questa nuova pubblicazione?
Non ho mai creduto e non solamente io alla versione ufficiale che Borghese è morto a causa di una pancreatite acuta. In una mia appendice del libro «Affondate Borghese!» a cui ho dato il titolo «epilogo», narro appunto le novità più significative sul «caso Borghese», grazie alla collaborazione del figlio del Comandante Borghese, Andrea Scirè, che, per il suo risiedere stabilmente allestero, ho potuto conoscere solamente nel passato mese di giugno, trovandosi in Italia per una vacanza. Per arrivare allepilogo della vicenda umana e politica del Comandante Borghese non si possono trascurare dei passaggi obbligati che toglierebbero ad una intervista la sua caratteristica: la sintesi, per cui posso solamente anticipare la presenza stessa di tali novità, con lappendice di cui sopra e che costituirà la parte finale della quinta edizione del mio libro «Affondate Borghese!».
2) Passando ad un altro argomento di natura politica, sei particolarmente impegnato nella solidarietà e nell’appoggio ai movimenti socialisti latinoamericani, ad esempio a quelli venezuelano, cubano, ecuadoregno, brasiliano, argentino: quali ritieni siano gli aspetti più validi di tali correnti, e quali le loro differenze?
Sì, sono in contatto quasi giornaliero- attraverso
3) Pensi che il progetto politico-sociale della socializzazione, portato avanti in Italia, ad esempio, da Nicola Bombacci, ed anche da te particolarmente sostenuto, sia proponibile anche in certe realtà di avanguardia latinoamericane? E, se sì, per quali motivi?
Sì, lo dicevo più avanti, anche se non sarà una socializzazione targata, diciamo, R.S.I., per i diversi tipi di economie, modelli di Stato, ecc. Ma a questo punto sarà utile dimostrare come agisce Hugo Chavez dinnanzi a problemi derivanti da conflitti tra capitale e lavoro.
ll 19 gennaio, nella sala Ayacucho del palazzo presidenziale di Caracas, Chavez ha firmato, alla presenza di lavoratori e dirigenti sindacali della Venepal, il decreto n. 3438, che espropria i padroni della Venepal. Ora l’azienda sarà gestita congiuntamente dai lavoratori e dallo Stato.
E’ una vittoria importantissima per gli operai della Venepal. Ma è anche un grande passo in avanti per la rivoluzione bolivariana. Venepal è uno dei principali produttori venezuelani di carta e cartone. La fabbrica è situata a Moron, nello stato molto industrializzato di Carabobo. In passato, l’azienda dava lavoro a 1.600 persone, controllava il 40% del mercato nazionale e figurava tra le più importanti di questo settore in America Latina. Tuttavia, i suoi vecchi dirigenti l’hanno condotta a perdere progressivamente porzioni di mercato e di guadagni. In seguito, durante la serrata padronale di dicembre 2002-gennaio 2003, i lavoratori hanno dovuto lottare contro i tentativi dei dirigenti di paralizzare la fabbrica.
A luglio 2003, i proprietari hanno dichiarato fallimento. In risposta, i lavoratori hanno occupato la fabbrica e cominciato ad assicurarne la produzione sotto controllo operaio.
E la rivoluzione bolivariana che avanza In uno dei suoi tanti interventi, il nostro indimenticabile maestro Prof. Manlio Argenti, ammoniva: «sarà destino degli italiani ricevere la socializzazione di ritorno dallestero .». Il ritorno è già iniziato: i lavoratori venezuelani erano guidati dal loro grande capo Chavez e i lavoratori italiani della grande fabbrica RENZACCI di Città di Castello (Perugia) erano guidati dai loro padri che non dimenticarono che furono i protagonisti della prima azienda italiana- la fabbrica di tabacco- socializzata dalla R.S.I.. E così nel 1997 gli operai della Renzacci sfidarono quello che sembrava limpossibile: o socializzazione della fabbrica o chiusura della stessa, con tutte le drammatiche conseguenze che ne sarebbero derivate. Hanno vinto gli operai: sono oltre dieci anni che nella RENZACCI tutto fila liscia e non conosce crisi. E tutto un problema di chi guida le forze operaie. Non certamente i nostri sindacalisti guideranno le forze del lavoro verso la più audace, la più mediterranea delle idee Ormai mondiale.
Antonella Ricciardi, 31 agosto 2008