E’ stato arrestato il numero tre del Clan dei Casalesi Raffaele Diana alias “Rafilotto”, era nell’elenco dei trenta latitanti più pericolosi d’Italia. Il suo profilo criminale è rilevante, in linea gerarchica prima di lui ci sono solo i boss tuttora latitanti Antionio Iovine “O’Ninno” e Michele Zagaria. Diana, 56enne di San Cipriano d’Aversa, lo stesso paese di Iovine, è considerato dagli inquirenti l’uomo più vicino al “vecchio” capo del clan, Francesco Schiavone meglio noto come "Sandokan" il quale è detenuto da anni. Raffaele Diana era ricercato dal 2004, si rese latitante dopo un permesso-premio, la giustizia lo considera il mandante degli omicidi di Paride Salzillo, nipote del boss Antonio Bardellino, che gli dava ordini dal Brasile dove è stato ucciso nel 1988 senza che il corpo sia mai stati ritrovato.
Due uccisioni che sono avvenute quasi contemporaneamente, gli vengono ascritti ruoli anche nel duplice omicidio della bisca di Casapesenna e nel quadruplice omicidio Pagano-Mennillo-Orsi-Gagliardi avvenuto nel 1989 avvenuto a Casal di Principe. Diana in passato è stato detenuto Modena e proprio nel modenese, grazie a gente del posto e ad altri elementi partiti dalle nostre terre, ha esportato il modus operandi dell’organizzazione camorristica, infatti nel 2000 fu coinvolto nell’operazione "Zeus", una maxi inchiesta sulla direttrice Modena – Casal di Principe. Condannato a sette anni e mezzo di reclusione, nel 2004 ottenne un permesso premio dal quale non era più rientrato in carcere. I poliziotti della Squadra Mobile lo hanno scovato ieri (domenica) poco dopo le 18 era in un bunker sottostante un appartamento in via Torino a Casal di Principe. La polizia ha arrestato anche il proprietario dell’immobile che è indagato per favoreggiamento, si tratta di un incensurato. Diana al momento dell’arresto aveva una sacca con pistola calibro 9 X 21, una pistola calibro 7.65, ed un silenziatore. Quando ha sentito che gli agenti stavano picconando il cunicolo in cemento si è arreso. Il vice questore Roldofo Ruperti dopo l’arresto ha detto: "Abbiamo tolto di mezzo un pezzo importante della organizzazione dei casalesi, un capo pericoloso, come testimoniano le armi che aveva con sé".
Due uccisioni che sono avvenute quasi contemporaneamente, gli vengono ascritti ruoli anche nel duplice omicidio della bisca di Casapesenna e nel quadruplice omicidio Pagano-Mennillo-Orsi-Gagliardi avvenuto nel 1989 avvenuto a Casal di Principe. Diana in passato è stato detenuto Modena e proprio nel modenese, grazie a gente del posto e ad altri elementi partiti dalle nostre terre, ha esportato il modus operandi dell’organizzazione camorristica, infatti nel 2000 fu coinvolto nell’operazione "Zeus", una maxi inchiesta sulla direttrice Modena – Casal di Principe. Condannato a sette anni e mezzo di reclusione, nel 2004 ottenne un permesso premio dal quale non era più rientrato in carcere. I poliziotti della Squadra Mobile lo hanno scovato ieri (domenica) poco dopo le 18 era in un bunker sottostante un appartamento in via Torino a Casal di Principe. La polizia ha arrestato anche il proprietario dell’immobile che è indagato per favoreggiamento, si tratta di un incensurato. Diana al momento dell’arresto aveva una sacca con pistola calibro 9 X 21, una pistola calibro 7.65, ed un silenziatore. Quando ha sentito che gli agenti stavano picconando il cunicolo in cemento si è arreso. Il vice questore Roldofo Ruperti dopo l’arresto ha detto: "Abbiamo tolto di mezzo un pezzo importante della organizzazione dei casalesi, un capo pericoloso, come testimoniano le armi che aveva con sé".
Salvatore Pizzo