Nei mesi scorsi avevamo dato notizia che nella regione svizzera dell’Emmenthal (quella del famoso formaggio) un caseificio ha iniziato a produrre Mozzarella di bufala, con latte di bufale allevate lì. Una notizia destabilizzante per la nostra economia che come al solito non ha creato alcuna preoccupazione nel distratto mondo politico – imprenditoriale aversano, e adesso un’altra notizia simile proviene dalla Cina, ma se nel caso svizzero a mettere in atto l’usurpazione è stato un imprenditore locale con un casaro rumeno,

nel caso asiatico a promuovere la mozzarella “Made in China” non sono stati i cinesi noti per la loro abilità nel taroccare i prodotti, bensì un imprenditore italiano. Si chiama Elvis Antonino, di origini campane ma vie a Fabriano nelle Marche, che ha aperto un negozio di Mozzarella di bufala a Shangai, dove nel mese di agosto è stato inaugurato un caseificio “made in China”. Se si trattasse di Mozzarella importata dall’Italia ci farebbe solo tanto piacere, ma la cosa preoccupante è il caseificio cinese. Ecco cosa l’imprenditore dichiara al Corriere Adriatico: “E’ stata un’esperienza interessante, ho trascorso la maggior parte della mia permanenza a Shangai dedicandomi agli insegnamenti basilari per una buona riuscita della mozzarella. Alcuni operai del posto mi hanno seguito in 13 giorni. Lo scambio penso che continuerà anche in futuro. Non si esclude un mio ritorno a Shangai”. Tutto ciò è accaduto proprio mentre in Cina c’erano in missione economica il presidente del Consiglio Romano Prodi, con un’imponente delegazione di Ministri, banchieri ed industriali proprio per tessere e migliorare i rapporti economici con la cosiddetta tigre asiatica, e che in quel contesto nessuno abbia alzato un dito a difesa della Mozzarella Aversana dimostra l’insussistente peso che hanno politicanti e certi imprenditori nostrani nei giri che contano. Tuttavia va detto che nella stessa missione economica ha avuto un discreto ruolo la nostra produzione vinicola, con Prodi era presente anche Nicola Caputo, che a differenza delle sue posizioni politiche dimostra una certa tenacità nella sua azione imprenditoriale. Della delegazione ha fatto anche parte un’altra impresa marchigiana, ma che è ben presente nel nostro territorio, la Merloni (Indesit Company), ma di gente nostra in oltre 2mila italiani presenti al seguito di Prodi non c’era proprio nessuno che andasse a difendere la nostra regina dei formaggi. Del resto che speranze si possono riporre in una classe imprenditoriale che ha rinunciato alla denominazione di Mozzarella Aversana, aderendo ad un generico consorzio campano della Mozzarella che ha sede nel casertano, a San Nicola la Strada, dove non c’è nemmeno un caseificio. Poi parlano di economia e mancanza di sviluppo.

Salvatore Pizzo