La cellula dei fondamendalisti islamici di origine algerina del Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento, affiliata alla rete di Al Quaida, che aveva ramificazioni consistenti anche Aversa, progettava di far saltare un camion dentro una galleria dei Colli Berici lungo l’autostrada A4 nel Veneto o di assaltare un obiettivo militare americano, e dalle nostre parti il primo obiettivo che viene in mente è il villaggio in cui dei militari statunitensi Gricignano d’Aversa.

Una struttura che nonostante sia militare, si è dimostrata molto vulnerabile, è stata penetrata più volte anche dalla criminalità comune che ha rubato negli appartamenti dei soldati, una figuraccia indecente per le forze armate statunitensi, e stando così le cose l’obiettivo era alla portata dei terroristi. I nuovi particolari, sono emersi ieri a Venezia dove si è svolta l’udienza preliminare dei sette presunti terroristi arrestati lo scorso aprile nel corso dell’operazione “Numidia”. Il Gup, Vincenzo Santoro, ha deciso che due dei sette debbano essere processati a Napoli dove sono partite le indagini. Uno dei sette è latitante, mentre la sorte degli altri quattro sarà decisa il prossimo 17 aprile. Sono state tre le inchieste che hanno toccato la città normanna, l’ultima, appunto, lo scorso aprile con l’operazione “Bon Voiage” svoltasi tra l’Italia e la Francia in carcere finirono i 12 ordini persone, tra loro anche due italiani: uno dipendente del Comune di Aversa che in cambio di 150 euro “a favore” avrebbe fornito documenti puliti ai terroristi, l’altro il titolare di una ditta di Villa di Briano che avrebbe instaurato rapporti di lavoro fittizi. Si tratta dei primi due italiani coinvolti in un’indagine relativa al terrorismo islamico, un primato non certamente invidiabile per il nostro territorio. Prima ancora, nel gennaio del 2003, ad Aversa furono compiute sette perquisizioni e tre arresti, anche in quel caso furono trovati documenti falsi, poi nel gennaio del 2004, altri cinque arresti in varie parti d’Italia, e tra queste anche la città normanna, anche in quel caso si trattava di documenti falsi e finanziamenti. La prima operazione toccò, Brescia, Aversa, Napoli e Vicenza, e per questo sono stati indagati sette algerini dei quali due sono stati rinviati a giudizio anche a Napoli, dove finirà anche lo stralcio veneto del procedimento a loro carico, si tratta di Kahaled As (30 anni) e Yamine Bouhurama (33 anni). Gli altri indagati sono: Alì Touati (33 anni), Fari Gaad (36 anni), Nabil Gaad, Kahaled Serai (36 anni) e Abdel Gader El Senbawy (46 anni).

Salvatore Pizzo