“Niente servizi nel rione, niente manutenzione degli stabili da parte del proprietario, niente prigione né condominio”. Questo il pensiero dei cittadini aversani residenti nelle palazzine di via San Lorenzo 72. Una serie di fabbricati realizzati nel 1989 dal Comune, che ne è il proprietario, con i fondi erogati dallo Stato in base alla legge 219 del 1981 e assegnati ai nuclei familiari le cui abitazioni furono dichiarate inabitabili a seguito del terremoto del 1980.
Un totale di circa 130 appartamenti occupati da altrettante famiglie che, dopo avere pagato il primo canone di locazione, al momento dell’insediamento nelle case assegnate, hanno sospeso i pagamenti diventando ultra morosi. Una condizione nota alle amministrazioni comunali che hanno guidato la città a partire dal 1989 che, però, hanno chiesto il pagamento di quanto dovuto solo in un paio di occasioni. Stando agli atti ufficiali riportati nel volume “Stato patrimoniale dei beni immobili comunali” redatto nel 1994 a cura dell’allora responsabile del settore, l’Ente locale per due volte ha diffidato i residenti a regolarizzare la posizione, nell’ottobre del 1993 è nell’ottobre del 1994. Da allora, tranne un tentativo di affrontare la situazione messo in atto dall’assessore al patrimonio Aniello De Cristoforo, nulla sembra sia stato fatto. Cosicché, ad oggi, la situazione non è cambiata. I residenti nelle palazzine comunali di via San Lorenzo continuano a non pagare affitto e condominio, motivando la cosa come reazione all’assenza di servizi e di manutenzione del rione e degli stabili che dovrebbe essere garantita dal proprietario, il Comune di Aversa, tant’è che provvederebbe a tutto pagando di tasca. “L’autoclave nella mia palazzina ce lo siamo pagati noi, gli interventi sull’impianto elettrico li abbiamo fatti noi, le buche nell’asfalto dei viali le abbiamo fatte mettere a posto noi, alla pulizia delle scale e dei viali provvediamo noi. Insomma per tutte le necessità siamo noi inquilini che interveniamo pagando di tasca” affermano i residenti, aggiungendo che non avrebbero problemi a pagare quanto dovuto se l’Ente comunale, proprietario degli edifici, facesse la sua parte. “Se il Comune interviene mettendo il rione in condizioni decenti e garantendo la manutenzione nessuno di noi si tirerà indietro, siamo pronti a pagare il dovuto. Ma non intendiamo pagare servizi che non ci vengono dati e che non ci sono mai stati dati, tanto che questo rione si è trasformato in un ghetto” concludono confermando l’assenza totale dell’amministrazione comunale che, sostengono, non sarebbe mai intervenuta per effettuare almeno la manutenzione ordinaria degli stabili. Un’affermazione che è parsa poco credibile, quasi una scusa per giustificare la volontà di non pagare il dovuto. Invece, leggendo il volume che riassume il patrimonio dei beni immobili comunali, a proposito della ricerca di una soluzione atta a sanare lo stato di morosità dei residenti, si legge testualmente: “Il problema deve essere affrontato da un punto di vista sociale, in quanto i nuclei familiari alloggiati, appartengono per la maggior parte a una fascia sociale povera”. Cosa che, stando al racconto dei residenti, non sarebbe stata fatta. Ma c’è di più. “L’Ente –precisa l’annotazione- non percependo alcun reddito da questo insediamento, sino ad oggi non ha provveduto alla manutenzione ordinaria per cui lo stesso è già in fase di degrado”. E, a quanto pare, continuando a non percepire reddito l’Ente locale ha continuato a trascurare la manutenzione di quello che è comunque un bene comunale. Confermando con i fatti che se non si paga non si danno servizi, anche se spesso succede che non sia diano comunque o che si diano in maniera insoddisfacente come, ad esempio, con il servizio di igiene urbana. Ma al di la di ogni osservazione la denuncia dei residenti delle palazzine di via San Lorenzo è forte e merita attenzione.
ANTONIO ARDUINO
{fcomment}