Nel corso del ciclo “Incontri con l’autore”, organizzato dalla Libreria Mondatori, venerdì alle 18 nella sala consiliare di Aversa sarà presentato il libro di Andrej Longo (nella foto) dal titolo “Dieci” (Adelphi, 2007), modererà Luigi Mozzillo, docente del liceo scientifico "Enrico Fermi" di Aversa. Il libro parla di Vanessa che «quando si mette le calze nere e la gonna corta di pelle pare proprio ’na femmina»;

il tredicenne che di fronte alla sofferenza della madre è capace di un gesto terribile «perché qualcuno doveva farlo», perché «ci sta un limite a tutto»; la ragazza che a una sola persona, un gatto di stoffa chiamato Monnezza, può raccontare che cosa significhi subire sul proprio corpo la violenza di un adulto; il piccolo malavitoso costretto ad abbassare gli occhi davanti a un anziano pensionato pacatamente deciso a non abbassare i propri; Reibàn che, nel corso di una notte balorda in compagnia dei suoi amici Panzarotto e Rolèx, ruba la macchina sbagliata e dovrà pagarla cara: sono solo alcuni dei personaggi che il lettore incontrerà in questi dieci racconti – dieci come i dieci comandamenti – e che difficilmente riuscirà a dimenticare. Perché ognuno viene fuori dalla pagina di Andrej Longo con una esattezza quasi dolorosa – con le sue paure e i suoi rimorsi, le sue viltà e la sua grazia –, in virtù di una scrittura asciutta ed esigente, tutta costruita su dialoghi rapidissimi, scarni, a volte brutali. Nei racconti di Longo non c’è mai una parola superflua, ma ci sono tutte quelle che servono a darci, di quell’universo metropolitano che si chiama Napoli, un’immagine radicalmente nuova – e folgorante. Si tratta appunto di dieci brevi racconti ambientati nella Napoli più crudele, devastata dalla povertà e dalla camorra, confrontata giorno per giorno con la deriva della disoccupazione, della malavita, della violenza che questa comporta, delle discariche materiali e affettive, del deterioramento più abissale e crudo. Dieci racconti – uno per comandamento – davvero densi, crudeli e veri, in cui Andrej Longo capovolge tutto, perché di un mondo capovolto narra: un mondo in cui l’ingiustizia si è sostituita alla giustizia, in cui il sopruso si è sostituito alla legge, in cui l’antistato ha preso il posto dello stato, in cui la violenza rende quotidiana e normale la convivenza con l’orrore. Un linguaggio asciutto, preciso, altamente e volutamente connotativo, ma mai forzato e/o macchietistico, un impasto linguisitico efficacissimo, una scrittura ritmata ed essenziale, cruda come quello che racconta.

Di red