Da baraccati a sfrattati è questo il salto di qualità che stanno per fare gli anziani soci del circolo culturale “San Pio da Pietralcina” che frequentano l’area del parco Pozzi confinante con il parcheggio pubblico all’interno della quale, alcuni anni fa, come segnalammo da Nerosubianco, avevano costruito, con le loro mani, una

baracca di legno e lamiera per dare vita ad un centro sociale per anziani, al fine di trascorre il tempo libero. Tutto intorno avevano realizzato un orticello, edificata una edicola votiva, installato il servizio igienico necessario a soddisfare bisogni corporali al riparo da sguardi indiscreti, mancando il parco di servizi igienici pubblici. Il tutto in maniera completamente abusiva ma, di fatto, tacitamente autorizzata visto che la presenza della baracca e del bagno, realizzati su suolo pubblico, senza permessi e senza osservare alcuna norma edilizia. era nota a tutti. Anzi erano stati proprio gli anziani a segnalare dai media l’iniziativa, chiedendo all’Amministrazione di creare nel parco una struttura analoga a quella realizzata nelle palazzine della 167 dove, in occasione del voto per la sindacatura bis del primo cittadino, era stato inaugurato un centro sociale prefabbricato dedicato allo scomparso vice sindaco Giuseppe Della Vecchia. Batti e batti, alla fine la richiesta è stata accolta. Qualche settimana fa la baracca abusiva è stata abbattuta e in quello spazio pubblico è stato collocato un container perché il circolo sociale potesse avere una sede dignitosa. Dunque tutto a posto? Niente affatto. La Commissione Ambiente, Ecologia e Servizi al cittadino presieduta dal consigliere comunale Emilio Scalzone ha inoltrato al Sindaco e, al Presidente del consiglio comunale, ai capi gruppo consiliari una mozione sottoscritta da tutti i componenti, vale a dire Francesca Marrandino, Mario Abate, Raffaele Pellegrino e Rosario Capasso, per chiedere la rimozione del container e conoscere se fossero stati adottati provvedimenti nei confronti degli autori delle edificazioni abusive. “Appresa la notizia della presenza all’interno del Parco Pozzi di alcuni manufatti abusivi –recita la mozione- la Commissione si chiede quali fossero i provvedimenti adottati dalla Amministrazione e come mai una volta riscontrato l’illiceità della situazione di fatto, i dirigenti, non ritennero di sottoporre le opere abusive e precarie a sequestro e, per l’effetto, a trasmettere la correlativa notizia di reato alla Procura della Repubblica. Al fine, di dare impulso alle indagini tese ad individuare i responsabili dell’illecito”. “Anche e soprattutto –continua la mozione- per evitare, che la libera disponibilità del manufatto abusivo nelle mani dei responsabili (ancora ignoti), potesse aggravare o protrarre le conseguenze antigiuridiche e/o agevolare la commissione di altri reati”. “Naturalmente –prosegue la nota- questa considerazione assume rilevanza soltanto ove mai non fosse stata trasmessa alla Procura della Repubblica tale notizia di reato”. “In subordine –aggiunge- la Commissione, come da verbale n. 99, del 21 luglio u.s. auto richiestosi il parere di cosa pensasse se all’interno del parco venissero istallati dei containers, ha espresso parere contrario. In quanto, ritiene che i containers, sono indicativi di uno stato di precarietà e di approssimazione e determinano una situazione di inidoneità e di pericolosità anche sotto l’aspetto sanitario”. “Inoltre –prosegue la mozione- è di palmare evidenza che i containers sono sempre stati sinonimo di urgenza e di precarietà e ove mai fossero allocati nel parco Pozzi potrebbero soltanto deturparne la funzione e l’immagine già abbastanza compromessa”. “Ciò posto, la Commissione ritiene –ricordano i firmatari- che stante la riqualificazione progettuale in itinere del Parco Pozzi, sarebbe opportuno ricordare come in quella area sia previsto un orto botanico. E’ doveroso (ri)sottolineare che, una città candidata a diventare punto di riferimento turistico ed universitario, non può consentire che il precario e l’urgenza possa assurgere a cardine portante di una Pubblica Amministrazione che si rispetti”. “Pertanto –conclude la mozione- si sollecita il Consiglio comunale a deliberare la rimozione del container e si chiede e si impegna il Sindaco e la Giunta a farsi parte attiva nell’accoglimento della richiesta e a revocare per l’effetto l’atto amministrativo che ha autorizzato l’istallazione del container”. Insomma per la commissione guidata da Emilio Scalzone non solo il container va rimosso subito, ma vanno anche individuati i responsabili dell’abuso realizzato nell’area occupata dagli anziani. Considerando la finalità che aveva ispirato l’abuso invece di erogare sanzioni non sarebbe opportuno realizzare davvero un centro sociale ?

ANTONIO ARDUINO