«Aversa è l’unico esempio di città fondata dai normanni, nella quale la tradizione di quel popolo si rispecchia nelle maggiori e più significative fabbriche perché quel manipolo di uomini al comando di Rainulfo occupò un territorio vergine e non fu condizionato, come in altre realtà urbane del meridione, dalla tradizione delle popolazioni autoctone.
Aversa replica nel suo tracciato urbano e nelle forme architettoniche della cattedrale i modelli francesi, e costituisce dunque un unicum nel contesto dei centri medioevali. La tutela del suo impianto e la valorizzazione delle fabbriche più rappresentative le consentirebbe a buon diritto di essere annoverata nell’elenco dei beni considerati dall’Unesco patrimonio dell’umanità (…). Il monastero degli Agostiniani Scalzi è un edificio da tutelare perché testimonia un’importante stagione dell’architettura religiosa aversana e ha una forte valenza simbolica nell’iconografia della città: la sua immagine sul versante orientale, al di fuori delle mura, è immediatamente visibile sia nell’incisione pubblicata dal Pacichelli che nella settecentesca veduta acquerellata di Francesco Cassiano conservata a Vienna. Ritengo che la sua riutilizzazione debba prevedere la conservazione e il restauro della chiesa (…). Anche il contesto urbano di Sant’Audeno è in pericolo: l’incuria e i passati interventi hanno già fatto scomparire l’originaria chiesa normanna a tre navate risalente al 1142. Il largo antistante la chiesa, sul quale prospettano fabbriche di origine medioevale, conserva tuttavia una particolare suggestione: la viella a settentrione, chiusa a seguito di trasformazioni operate nel contesto urbano, costituisce un importante frammento dell’originario sistema stradale e la sua conservazione, unitamente a quella di altre piccole, ma significative arterie dell’impianto medioevale, è uno degli obbiettivi da perseguire al fine di non cancellare definitivamente le tracce della città normanna (…) Le scelte per le trasformazioni urbane e architettoniche non devono contrastare gli obiettivi più ambiziosi ai quali si dovrebbe aspirare; è grave colpa cancellare le testimonianze storiche nelle quali la città dovrebbe investire per il suo futuro. Pochi centri come Aversa possono contare su un patrimonio di inestimabile valore interamente recuperabile che non può essere sacrificato». Si tratta di parole che non hanno bisogno di alcun commento, da sole fanno capire che cos’è Aversa, e quanto sia gigantesca la pochezza delle classi dirigenti locali, che pensano all’edilizia e non al turismo ed alla valorizzazione dei beni culturali come volano economico della capitale della zona aversana, che in mano ad altre teste avrebbe un ruolo internazionale. Il giudizio che abbiamo riportato è quello della docente universitaria e architetto Giosi Amirante, che in una dichiarazione rilasciata al giornalista di Carinaro Nicola Rosselli, si è anche soffermata sul complesso di Sant’Agostino degli Scalzi e sulla Chiesa di Sant’Audeno, due luoghi aversani che da qualche tempo sono oggetto di un’aspra polemica relativa alle speculazioni edilizie che riguardano il centro storico aversano, discussioni che contrappongono le varie fazioni della politica aversana, quindi si tratta di “scontri” che comunque non hanno come finalità la crescita turistico-monumentale-culturale di Aversa, ma sicuramente qualche altra motivazione, perchè la classe dirigente locale non ha la capacità di analizzare questioni di questo genere ad un livello compatibile con la grandezza di Aversa.