Stavolta i due malviventi forse non erano proprio al corrente delle ultime notizie, oppure hanno voluto sfidare comunque la cattiva sorte. È stato riportato anche su queste stesse colonne giovedì scorso: il ‘Caso Aversa’ è stato l’argomento principale del Comitato provinciale per la sicurezza e l’ordine pubblico.

Il risvolto pratico dell’incontro è stato quello dell’assegnazione immediata di 10 unità operative, provenienti dai reparti speciali di polizia: poliziotti di quartiere, uomini addestrati appositamente, in borghese o in pattuglia per sventrare il crimine e proteggere la popolazione aversana. È stato così che una rapina all’Ufficio postale, in viale Europa ad Aversa, è stata sventata dalla Polizia. Una volante della Polizia ha intimato l’alt ad una moto di grossa cilindrata con la targa coperta con nastro isolante e sulla quale viaggiavano due giovani a folle velocità. Il conducente del mezzo ha tentato la fuga, ma è stato costretto a fermarsi poco dopo, in Via Saporito, bloccato da un’altra auto della Polizia. Durante la fuga i due, Guglielmo Martino, di 22 anni e Piero Aliano, di 23 anni, entrambi di Secondigliano, hanno tentato di disfarsi di una pistola, un’arma giocattolo modificata. Martino nell’ottobre del 2004 fu bloccato ad Aversa insieme ad un altro complice, sulla medesima moto, armato di una pistola giocattolo. Martino e Aliano sono stati arrestati con l’accusa di tentata rapina aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Per quanto riguarda il crimine organizzato vanno segnalati due pericolosi elementi: Il primo e che Aversa, che nell’ultimo periodo è stata segnata particolarmente da rapine, scippi, furti, cavalli di ritorno, sta assistendo ad una importazione di criminalità partenopea: tra la criminalità nostrana e quella partenopea è stato stabilito un patto di sangue; gli artefici di scippi, rapine, furti e cavalli di ritorno ad Aversa provengono tutti dall’hinterland partenopeo (Parco Verde di Caivano, Secondigliano, Scampia, etc.), il secondo e che l’antistato napoletano recluta sempre più manodopera giovanissima: questo è segno, non solo della povertà materiale, che spinge al crimine, ma anche di una povertà culturale del tessuto sociale stesso.
Nicola Palumbo