Il Sud è storicamente un colonia delle banche del Nord che acquisiscono capitali nei nostri territori, senza poi aiutare realmente l’economia meridionale a crescere.
La recente istituzione per legge della Banca del Mezzogiorno, che dev’essere partecipata dagli enti locali e dal governo, non sembra però allettare la classe imprenditoriale nostrana, che a quanto pare non sembra aver bisogno di un istituto di credito imposto in nome della legge, almeno questo traspare da alcune dichiarazioni, fatto sta che le banche del Nord la fanno ancora da padrone. In una recente dichiarazione. Gianni Lettieri, presidente dell’Unione degli industriali di Napoli, ha osservato che: “di banche di sportello di piccole dimensioni nel Mezzogiorno ce ne sono e funzionano bene. Non è d’altra parte facile dare vita a un nuovo istituto di credito di grandi dimensioni. Un simile organismo per avere mercato deve essere radicato da almeno quarant’anni sul territorio oppure deve partire con in dotazione capitali per almeno 500 milioni di euro. Mi pare manchino, nella fattispecie, sia il primo che il secondo presupposto”. Sul numero di anni la questione è opinabile, poi sulle garanzie richieste ai clienti ed i tassi di interesse applicati in misura maggiore rispetto al Nord, talvolta gridano vendetta, ma in merito ai capitali che servono per una banca che serva all’intero Sud, forse l’argomentazione di Lettieri è molto più condivisibile. Tuttavia gli imprenditori campani non sono del tutto chiusi alla legge voluta da Tremonti, che è comunque ispirata a dare più ossigeno all’imprenditoria del Sud. Entro fine mese dovrebbe nascere il comitato promotore della Banca del Mezzogiorno, ed a tal proposito Lettieri ha detto ad un cronista: “Come Unione Industriali non abbiamo preclusioni. Se dovessero comunque realizzarsi le condizioni per la creazione della banca, faremo anzi di tutto perché trovi sede a Napoli. Saremo altresì pronti a discuterne possibili trasformazioni in una banca d’affari, sul modello dell’iniziativa che sta per lanciare De Benedetti”. Il credito in Campania c’è e ricorda che la regione registra il migliore andamento degli impieghi nei primi sei mesi del 2005 rispetto al primo semestre del 2004, ma se questo trend fosse gestito da una nostra banca anzichè da una banca del Nord sarebbe meglio, evitare guadagni a banche che comunque si ingrandiscono non a beneficio del Sud è comunque positivo. Effettivamente la Campania ha segnato il + 13% per affidamenti concessi dalle banche alle imprese nell’anno 2005, confermandosi la prima regione in questa classifica, sarebbe però curioso i tassi d’interesse applicati al Sud e le garanzie che le banche chiedono ai clienti meridionali. Il dato dei prestiti bancari concessi l’anno scorso in Campania, fa evincere che essi ammontano a 40milioni 765mila 45.947 euro. Salvatore Pizzo