Quando abbiamo saputo che Benedetto XVI avrebbe pubblicato la sua prima Enciclica proprio nel giorno della Conversione di San Paolo, giorno della festa patronale della nostra Diocesi, ci è sembrata una gradita coincidenza foriera di un buon auspicio per la nostra comunità, invece ci siamo dovuti subito ricredere, Papa Ratzinger è il primo pontefice della storia che pretende di essere pagato per la diffusione del contenuto delle sue encicliche e dei suoi discorsi.
Lo ha rivelato l’Agenzia Adista, ripresa l’altro ieri da La Stampa e ieri dal Corriere delle Sera, che ha pubblicato un decreto dello scorso 31 maggio firmato dal Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato Vaticano. Qualunque testo, scritto o parlato, abbia per autore il Papa o un dicastero della Santa Sede, può essere pubblicato solo su concessione della Libreria Editrice Vaticana che vuole soldi, non solo, ma il decreto ha un effetto retroattivo di 50 anni e vale anche per gli altri Papi. Insomma il magistero papale può essere diffuso solo a pagamento, i giornali poveri non potranno riportare nulla senza pagare, i fedeli che leggono la stampa “povera” non hanno più il diritto di essere informati sui contenuti di quello che dice Ratizinger, che è l’unico capo di stato del mondo, oltre che capo di una confessione religiosa, che vuole essere pagato per la diffusione delle sue parole, noi che siamo tra quelli che scrivono per mestiere, le notizie le vendiamo, e non pensavamo che avremmo svolto un mestiere similare a quello del Papa, che si è trasformato in una sorta di commerciante di diritti d’autore, tutto questo è cristiano e etico? Ci manca solo che il Papa si doti di un manager che tratti il prezzo delle sue visite e delle sue benedizioni, oppure che cerchi delle sponsorizzazioni, e poi il quadro sarà completo. Adesso che anche la parola di Dio è stata dichiarata ufficialmente merce a pagamento, è proprio il caso di dire che non c’è più religione. Salvatore Pizzo