L’ex patron della Parmalat Calisto Tanzi è stato convocato dai magistrati del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, come testimone nel processo che riguarda 18 persone ritenute legate al Can dei Casalesi ed al Clan dei Moccia, che quali titolari delle concessionarie Eurolat, la distributrice dei prodotti della multinazionale di Parma, a suon di bombe imponevano il monopolio di mercato in gran parte del napoletano, dell’aversano e del casertano.

Nel processo che trae origine da una retata scattata, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, messa a segno il 2 marzo del 2004, ha già testimoniato il precedente atron di Eurolat, Sergio Cragnotti che controllava Eurolat attraverso il gruppo Cirio. Grazie all’alleanza stretta con la Camorra, che aveva costretto la concorrenza più importante sul territorio quella di Giuseppe Gravante, titolare del Latte Foreste Molisane, a cedere il marchio Latte Matese a suon di attentati. I clan. che grazie alla posizione dominante garantivano all’azienda di Collecchio il monopolio, nella loro zona d’influenza avevano imposto prezzi che nel settore lattiero erano i più alti d’Europa, una sorta di tangente che milioni di persone hanno pagato in favore della Camorra e del gruppo Cirio prima e del gruppo Parmalat dopo, nello stesso tempo avevano imposto al gruppo Tanzi un “regalo” di 400 milioni l’anno di vecchie lire, elargiti sotto forma di sponsorizzazioni o premi per la produzione, avevano anche imposto l’assunzione di loro persone nella rete locale. Diversi i marchi coinvolti, tra questi i più importanti sono: Centrale del latte di Napoli, Latte Berna, Latte Matese, tutti controllati dalla Eurolat (Parmalat), che nel 1999 dalla Cirio è passata dal gruppo Cragnotti alla Parmalat di Tanzi. Gli inquirenti durante le indagini hanno sequestrato anche alcune concessionarie: Euromilk, Milktrade, Beval, Italcom, Euroservice. Le aziende del latte erano controllate da prestanome come i fratelli Matuozzo, che agivano per conto dei Casalesi, ma il vero punto di riferimento per i dirigenti della Eurolat, secondo gli investigatori, Raffaele Capaldo, cognato di Michele Zagaria, ritenuto l’attuale uomo di punta dei Casalesi, dopo il declino di Francesco Schiavone Sandokan. Capaldo secondo i magistrati era l’uomo che parlava direttamente con i vertici dell’Eurolat, i clan “chiedevano” alla Cirio e poi alla Parmalat uno sconto speciale per i distributori (dal 4 al 6,5 per cento, invece del consueto 3 per cento circa) oltre a vari premi di produzione. Questa joint venture tra multinazionali del latte e Camorra era stata descritta nelle sue rivelazioni dal pentitto Cuono Lettiero nell’autunno del 2000, poi l’anno successivo il titolare del Latte Foreste Molisane, Giuseppe Gravante, aveva denunciato alla magistratura le difficoltà in cui era costretto a operare, più volte i suoi camion erano stati oggetto di attentati tanto da essere stato indotto a cedere il marchio Latte Matese. Gli inquirenti hanno anche ricostruito che alla fine degli anni ’90 l’affaire del latte, per conto dei Caslesi era gestito dal gruppo liternese, tanto che oltre a Capaldo anche Mario Tavoletta, boss di Villa Literno, aveva curato i rapporti con la Cirio per conto dei Casalesi. Tavoletta aveva incontrato più volte i manager di Cragnotti all’Holiday Inn di Napoli e all’Hotel Augustus di Milano.