Chiesa dei Santi Filippo e Giacomo
La chiesa di Casaluce, in origine chiesa di San Pietro a Majella, ebbe
il suo nucleo originario nell’antica cappella del castello angioino.
Dopo l’avvicendarsi di eventi bellicosi e naturali, nel febbraio del
1807, l’ordine dei Celestini, a cui il castello era stato donato in
seguito all’assassinio di Andrea d’Ungheria, marito di Giovanna I
d’Angiò, fu costretto ad abbandonare definitivamente il complesso,
adibito nel frattempo a luogo monastico. Inevitabile fu lo smembramento
e il riadattamento dell’intero edificio. Solo la chiesa mantenne il suo
assetto originario. Quest’ultima, oggi denominata chiesa dei Santi
Filippo e Giacomo, è comunemente conosciuta come a chies d’à Madonn e
Casaluce, centro propulsore di una festa popolare che ancora oggi
coinvolge l’intera città di Aversa.
Tale evento affonda le sue radici nel XIV secolo, precisamente nel
1359, quando l’intero complesso, castello e chiesa, fu affidato
all’ordine dei Celestini. Motivi di carattere igienico-sanitari
spinsero i monaci ad abbondare il castello e soggiornare, durante il
periodo estivo, nella contrada di Aversa, portando con se l’immagine
votiva della madonna in virtù del quale era stato donato loro il
castello di Casaluce.
La traslazione dell’immagine divenne consuetudine popolare tanto da
considerare prassi comune il condurre l’effige votiva nella chiesa di
San Pietro a Maiella, dove avrebbe sostato per qualche giorno. Son
dovuti trascorrere più di quattro secoli prima che la querelle tra la
città di Aversa e quella di Casaluce potesse appianarsi circa il
possesso dell’immagine. Su decisione del Consiglio Ordinario di Stato
di Caserta, nel 1857, si sancì che dal 15 giugno al 15 ottobre l’effige
sarebbe stata ospitata nella città di Aversa.
Da un punto di vista architettonico la chiesa oggi si presenta con una
veste strutturale completamente stravolta da eventi naturali e
manipolazioni umane.
Sulla facciata, in due nicchie collocate al di sotto di due tondi a
forma di conchiglie, trovano posto due statue raffiguranti San
Benedetto e san Pietro da Morrone. L’alternarsi di curve mistilinee
provoca un effetto scenografico che un tempo era reso ancora più
evidente dal campanile che si presentava suddiviso in tre piani sulla
cui sommità trovava posto una lampada che rimaneva accesa durante tutto
il periodo di permanenza della sacra icona nella città di Aversa. Il
terremoto del 1980 ha privato la chiesa di tale particolare molto
suggestivo.
Alcuni dei dipinti collocati all’interno della chiesa, La presentazione
al tempio di Gesù e San Benedetto con i suoi discepoli san Mauro e san
Placido, vengono sommariamente attribuiti dal Parente alla mano
dell’artista aversano Carlo Mercurio. Da segnalare, infine, è una
un’opera ritenuta copia di un analogo dipinto di Fabrizio Santafede, La
trasfigurazione, in cui però l’ignoto pittore sia allontana
notevolmente dal profilo artistico e dallo spessore culturale del
caposcuola della cultura riformata a Napoli, che tende a rendere vere
le immagini e più accessibile il messaggio devozionale.