Pasquale Pisano, leader della Confindustria di Aversa è stato confermato capo della sezione calzaturieri dellassocizione in Terra di Lavoro. Pisano, 41 anni, sposato, due figli, è imprenditore calzaturiero di terza generazione. Tra i molti incarichi che riveste in campo associativo è anche delegato Anci (Associazione Calzaturieri Italiani) per la Campania. Il settore calzaturiero, dopo un triennio difficile ha detto il presidente della sezione
conferma i primi segnali di recupero. In questi ultimi anni molte imprese hanno sofferto la crisi, ma il settore nel complesso è riuscito a trovare il bandolo della matassa anche attraverso un ripensamento dei modelli di business. Diversificazione, internazionalizzazione e specializzazione nella fascia medio-alta ha aggiunto Pasquale Pisano sono stati i trend che hanno caratterizzato le imprese che meglio hanno saputo affrontare i momenti difficili. Tuttavia, tra gli indicatori per il medio termine si trovano ancora luci ed ombre che non ci consentono di pensare di essere usciti pienamente dal guado. Il ritorno alla crescita cammina secondo il presidente delle imprese calzaturiere con la ripresa della domanda dallestero, dunque, si accompagna ad una ripresa dellexport. In questo senso confortano le indicazioni che arrivano da alcuni paesi che fino a qualche mese fa costituivano mercati critici per le calzature made-in-Italy: a livello complessivo crescono infatti le esportazioni in Germania (+3,7% in valore) e in Usa (+0,8%), anche se rimangono negative le variazioni in volume (rispettivamente 0,5% e 15,6%). Guardando allandamento in valore occorre però arrivare al dodicesimo paese cliente per trovare una variazione negativa: bene Francia (+6,7%), Regno Unito (+10,9%) e Spagna (+12,8%), mentre in contrazione risulta il mercato giapponese (-2% in valore e -2,9% in quantità). Un altro segnale positivo è dato certamente dalle dinamiche di prezzo: mentre gli anni scorsi le imprese avevano sostanzialmente rinunciato a ritoccare i listini pur di non perdere quote di mercato, oggi hanno potuto, seppure solo in parte, recuperare una quota dei margini. La crescita del 3% sul mercato interno e del 2,6% su quelli esteri del livello dei prezzi alla produzione, indicata dal campione, rappresenta unimportante novità. Le imprese casertane più strutturate fa rilevare Pisano – hanno ripreso ad essere competitive: sono state in grado di intercettare la crescita della domanda internazionale contro le previsioni di chi pensava ad un settore maturo ed incapace di riprendersi dallo shock causato dalla competizione asiatica. Certo ha aggiunto permangono difficoltà sul mercato interno, perché, nonostante una domanda più vivace rispetto agli altri anni, le famiglie italiane continuano a rimandare gli acquisti a causa del clima di incertezza e della bassa crescita dei redditi disponibili.