“Armiamoci e andate”. Sembra essere questo il motto dei sindaci dei 19 comuni dell’agro aversano ricadenti nell’ambito dell’ex Usl 20 che per combattere il fenomeno del randagismo, che sembra cresciuto negli ultimi mesi, hanno delegato la sezione cittadina della Lega del Cane. Chiedendo, con apposita ordinanza, a Emma Gatto, componente del direttivo regionale e responsabile della sezione aversana dell’ente,

di provvedere alla sterilizzazione dei cani vaganti sul territorio. Un’attività che la Lega garantisce da almeno tre anni, ad Aversa, grazie all’opera di un numero di volontari che si può contare su due sole mani e senza aiuto né materiale, sostituendosi agli addetti nella cattura degli animali, né economico da parte dell’amministrazione locale, malgrado una legge regionale preveda sia l’ uno che l’altro. Ma a quanto pare non basta. Ora a Lega dovrebbe fare di più, addossandosi il peso di garantire il servizio anche ad altri 18 comuni che vorrebbero usufruire del sevizio senza assumerne gli oneri. Una moltiplicazione impossibile secondo la Gatto che sta preparando una lettera di risposta per i sindaci. “Occorre responsabilizzare le autorità locali- dice- perché quando è tropo è troppo”. “Sì, è vero –continua- che siamo intervenuti anche su cani di competenza di altri comuni, ma non può essere considerato un fatto abituale. Perché siamo pochi e ci sono degli oneri economici da sopportare che non possono essere scaricati su volontari che prestano la propria opera gratuitamente. Almeno i costi di gestione del servizio devono –sottolinea- essere garantiti e coperti dai comuni, Aversa compresa”. Ad oggi, sostiene la Gatto, è la Lega a fare ogni cosa, dalla cattura alla cura e all’assistenza degli animali. “Infatti –riprende l’esponente dell’ente- visto che sul territorio manca un regolare ed efficiente servizio di accalappiamento dei randagi, una decina degli oltre centocinquanta soci della nostra sezione si fa parte attiva e provvede alla cattura, sopperendo alla carenza-assenza di personale che dovrebbe essere fornito dall’azienda sanitaria”. “E dopo la cattura –aggiunge- curano e rimettono in libertà, nelle zone da cui sono stati prelevati, i randagi sterilizzati nell’ambulatorio veterinario dell’Asl”. “Ovviamente –ricorda- l’intervento è seguito da un ricovero post-operatorio, effettuato in una struttura interna a uno degli edifici della sede direzionale dell’Asl di via Santa Lucia, per la quale la sottoscritta –sottolinea la Gatto- paga di tasca propria,anche se a nome della Lega, un fitto mensile di ben 350 euro“. Insomma i volontari non solo lavorano gratis, ma sopportano anche le spese di una attività che è di pubblica utilità. Perché quando un randagio morde un cittadino immancabilmente si grida allo sconcio e si chiede, dai media, l’immediato intervento delle amministrazioni nel cui territorio il fatto è accaduto. “Logico quindi –conclude la Gatto- che i comuni dovrebbero farsi carico del problema e non limitarsi a nominare assessori al randagismo privi di portafoglio o a emanare ordinanze senza la copertura economica sufficiente almeno a far fronte alle spese necessarie ad assicurare il servizio”. Se si va avanti così la sezione cittadina della Lega rischia di dover chiudere i battenti e allora chi terrà sotto controllo i randagi?

ANTONIO ARDUINO

Nella foto Emma Gatto