Si è conclusa una delle tante vicende giudiziarie che hanno interessato l’insediamento produttivo dell’ex Texas di Aversa, quella relativa al crack della Finmek, l’azienda padovana che è passata per la girandola di passaggi di proprietà del sito nostrano. La Finmek ha fatto un crack da oltre 900 milioni di euro. Cinquemila i risparmiatori truffati, grazie a titoli “cartastraccia” per circa 150 milioni di euro, collocati da Banca Intesa, e sono quasi mille i dipendenti finiti in cassa integrazione. Un imprenditore friulano, attualmente ai domiciliari, accusato di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta, ha patteggiato 4 anni e 9 mesi, di cui tre condonati grazie all’indulto, nel corso delle indagini ha restituito 15 milioni di euro. La decisione è stata presa dal Gup del Tribunale di Padova Nicoletta De Nardus, la moglie ha patteggiato 2 anni e 6 mesi interamente condonati, il fratello, Loreto F., 2 anni con la sospensione della pena, il commercialista Paolo Campagnolo, 4 anni di cui 3 condonati (ed è stato scarcerato), Guido Genmellaro, 3 anni e 2 mesi, di cui 3 anni condonati, Vittorio Scialanga, 2 anni e 10 mesi condonati, e Guido Sommella, 3 anni e 6 mesi di cui 3 anni condonati. Per altre quindici persone il Pm De Franceschi ha chiesto il rinvio a giudizio, le accuse, a vario titolo, sono: associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali, agiotaggio, riciclaggio, malversazione ai danni dello Stato. Tra il 2000 e il 2003 il gruppo Finmek ha acquisito varie di aziende anche decotte come lo stabilimento ex Texas di Aversa, inoltre nel 2000 il gruppo ha subito 23 trasformazioni societarie, 32 nel 2001, 60 nel 2002, 43 nel 2003, fino alla dichiarazione di insolvenza emessa dal Tribunale di Padova emessa nell’aprile del 2006.

Salvatore Pizzo