Da esempio nazionale per qualità ed efficacia dei risultati il centro di salute mentale voluto dallo psichiatra Franco Rotelli, allievo di Franco Battaglia che rivoluzionò la cura della malattia mentale ed ispiro la legge 180, e direttore generale dell’Asl dal tra il 1999 e i primi anni 2000, potrebbe fare un balzo indietro nel tempo, riportando la cura della malattia mentale all’orrore del tanto vituperato manicomio.

A determinare la declassificazione della qualità assistenziale della psichiatria ad Aversa che è stata la città in cui è nata la psichiatria come è possibile affermare, senza tema di smentita, per la qualità e la quantità degli studiosi del settore nati ad Aversa e che hanno operato nelle strutture sanitarie della città, è la decisione del direttore generale dell’Azienda Sanitaria Caserta Paolo Menduni di cancellare la spesa di fitto del palazzo Orabona di piazza Fuori Sant’Anna in cui, dal 2002, è ospitato il centro di salute mentale. Voluto da Rotelli per consentire il trattamento degli ammalati psichiatrici in un luogo dignitoso, posto al centro della città perché non fossero messi al bando in un ghetto di periferia, così come avveniva prima della chiusura dei manicomi, il centro di palazzo Orabona costa all’Asl circa 70 mila euro all’anno, una spesa eccessiva per il direttore generale, una spesa che va tagliata. Per questo era stata prevista l’utilizzazione della struttura di viale Europa, di proprietà dell’azienda, che ospitava l’ufficio igiene. Una struttura abbandonata da anni, che è stata anche sede di usi ed occupazioni abusivi, che potrebbe essere rimessa in sesto, resa funzionale e utilizzabile quale sede del centro di salute mentale, sostituendo a costo zero quella attuale. Per fare questo era stato redatto un progetto e c’erano i fondi, circa 400 mila euro rimasti nelle casse dell’azienda del milione e 200 mila euro ottenuti vendendo al Comune di Aversa il padiglione Leonardo Bianchi del dismesso ex ospedale psichiatrico Maddalena. Fondi che per legge, andavano utilizzati per la psichiatria, così come è stato fatto per una parte. La parte restante pari a circa 400 mila euro doveva essere impegnata per ristrutturare l’edificio abbandonato dell’ex ufficio igiene in modo che potesse ospitare il centro di salute mentale. Una ottima scelta, ma il progetto è rimasto nel cassetto, ostacolato da problemi tecnici, legati alla necessità di adeguare alle norme sismiche la struttura di viale Europa, problemi che avrebbero fatto lievitare il costo dell’operazione. Da qui la necessità di trasferire il centro in una struttura alternativa per risparmiare comunque la spesa di affitto del palazzo Orabona. La struttura alternativa, individuata dai vertici aziendali, è quella del consultorio materno infantile di Viale Europa che ospita il centro vaccinale pediatrico, il consultorio, il centro dietologico che cura le malattie metaboliche, l’ambulatorio di neuropsichiatria infantile. Per trovare spazio al centro di salute mentale sarà necessario dividere l’edificio, creando percorsi distinti per le due tipologie di pazienti, esclusivamente per ragioni di necessità diagnostiche. Tutto questo comporterà necessariamente una riduzione degli spazi disponibili per la cura della malattia mentale e delle attività che oggi si effettuano nel centro di piazza Fuori Sant’Anna che non sono limitate alla somministrazione di farmaci ma comprendono attività di socializzazione e di integrazione degli ammalati con il mondo esterno, attraverso incontri con gruppi di lavoro, ore di insegnamento finalizzate al proseguimento degli studi, per coloro che li hanno interrotti, alla partecipazione di percorsi formativi anche di carattere artistico. Tutto questo non sarà più possibile in una sede arrangiata, quale sarà quella che verrà fuori dal frazionamento del consultorio materno infantile. Di conseguenza la cura della malattia mentale tornerà indietro nel tempo, ripercorrendo strade che lo psichiatra Rotelli aveva cancellato venti anni fa. Per Anna Gioia Trasacco, responsabile regionale per il settore della salute mentale del tribunale dei diritti del malato, tutto questo non è possibile. Occorre che la città e le istituzioni, a partire dal sindaco che è il primo tutore della salute dei cittadini, facciano fronte comune per difendere un patrimonio che ha portato Aversa ai vertici nazionali per la cura delle malattie psichiatriche.

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Di red