Il Clan dei Casalesi ha ormai una presenza stabile anche nel basso Lazio, davanti alla Corte d’Assise di Latina è in corso il processo al «Gruppo Mendico», secondo gli inquirenti sarebbe una costola dei Casalesi. Nel processo, martedì, ha testimoniato anche l’imprenditore Antonio Parente, che ha raccontato di una tentata estorsione subita quando stava svolgendo un lavoro per il Comune di Minturno, e delle pressioni subite per assumere un “amico” del clan.Nella prossima udienza, il 12 febbraio, dovrà testimoniare in videoconferenza il pentito Cesare Tavoletta. Gli imputati sono: Ettore Mendico, Orlandino Riccardi, Antonio Antinozzi, Domenico Buonamano, Luigi Cannavacciuolo, Antonio La Valle, Maurizio Mendico, Luigi Pandolfo, Giuseppe Ruggieri, Giuseppe Sola e il boss Michele Zagaria (nella foto). Devono rispondere di omicidio: Ettore Mendico, Antonio Antinozzi e Luigi Pandolfo, per l’uccisione di Rosario Cunto, ucciso il 27 aprile 1990 a San Cosma e Damiano (Latina), sarebbe stato ucciso per vendicare la morte del nonno di Mendico, ucciso il 31 marzo del lontano 1961 da Cunto, Orlandino Riccardi e Michele Zagaria per quello di Giovanni Santonicola, ucciso il 9 settembre 1990 a Spigno Saturnia, sarebbe stata una ritorsione del Clan dei Casalesi nei confronti dei La Torre, per gli assassini di Alberto Beneduce e Armando Miraglia, assassinati a Sessa Aurunca il 1 agosto del 1990.
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