Periodicamente si fa un gran parlare della corruzione, del falso scandalismo e degli indici accusatori dei nipoti di Torquemada di turno. Dove stanno gli onesti in Italia? Quali sono? Basta con le auto-patenti di onestà, illibatezza e decenza! Alcuni saggi anziani dicevano che la tenuta degli onesti era rapportata alla soglia economica e sociale: ovvero è facile essere onesti per piccole
somme, molto difficile per importi di milioni di euro o quando bisogna scalare le posizioni sociali di quelli che contano. E poi non dimentichiamo di vivere in una società dell’apparire. E ancora, chi dovrebbe dare il marchio di onestà? I giudici? I preti? I politici? Gli intellettuali? I moralisti? Ma ci facciano il piacere… Noi italiani abbiamo bisogno di frequenti bagni di umiltà e di sincerità. Cari giornalisti fate o fate fare dei sondaggi e chiedete alla gente comune quante volte nella vita siano addivenuti a compromessi, a chiedere aiuti obliqui, spintarelle, a farsi raccomandare per scavalcare quelli che li precedevano per esperienza e meriti. In tutti i settori della vita politica, sociale, morale, religiosa ed economica vi sono onesti. Ma la regola ordinaria è la disonestà. E coloro che detengono il potere inquirente, mediatico, politico, economico non sono certo i più adatti a dare lezioni o lanciare campagne di onestà o fare crociate telecomandate.
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