Lo sciopero contro
il bullo
di 8 anni

 

Il bambino punta un taglierino alla compagna. Ritirati tutti gli alunni dalla scuola. L’ Ufficio regionale scolastico: non negheremo a questo ragazzino il diritto-dovere di andare a scuola

GENOVA – Un’ aula scolastica, bambini della terza elementare che preparano le maschere di Carnevale e improvvisamente uno di loro, otto anni, afferra un taglierino e lo punta contro la gola di una bambina. È successo in una scuola elementare nel Ponente di Genova, a Sampierdarena, la «Salgari». Il ragazzino è stato «disarmato» dalla maestra e nei giorni successivi (due settimane) non è andato a scuola, ma quando è tornato i genitori degli altri sedici compagni di classe hanno tenuto a casa i propri figli: «Va via lui o andiamo via noi». Da lunedì uno scolaretto si è presentato in aula, da giovedì nessuno: il giovanissimo «bullo» è rimasto solo seduto al suo banco con la maestra. «Ha chiesto scusa, sa di aver sbagliato e dice di essere rimasto solo per punizione» spiega la dirigente della scuola Marisa Bellolio che giudica «sproporzionata» la reazione dei genitori. «Mi auguri che ci ripensino. Così facendo – dice – si emarginerà sempre di più questo ragazzino che ha problemi di relazione e una situazione complessa alle spalle. È un bambino difficile e ha un insegnante d’ appoggio per tre ore al giorno sulle sei che trascorre a scuola, di più non è possibile». Ma i genitori non ci stanno: «Ci dispiace ma ne va dell’ incolumità dei nostri figli. O la scuola è in grado di tutelarli o cambiamo istituto». Sull’ episodio – ultimo di una serie di intemperanze – ci sono versioni contrastanti anche se terminano tutte allo stesso modo: una lama puntata contro una bambina. «Ne abbiamo parlato fra noi – racconta una mamma – e da quanto abbiamo ricostruito il ragazzino ha afferrato un taglierino che la maestra aveva usato per tagliare il cartoncino con cui fare le mascherine. È sempre grave, ma non è vero che si era portato un coltello da casa. Questo bambino non ha mai avuto amore, ha avuto solo indifferenza e ha conosciuto la violenza. La colpa non è sua, ma non è possibile che un istituto scolastico non sia in grado di controllarlo». Gli altri scolari lo chiamano «il bambino pazzo»: «Ho spiegato a mio figlio che non deve usare quelle parole – dice una mamma – ma affrontare una situazione così senza aiuti adeguati è superiore alle nostre forze». Il ragazzino non vive più in famiglia (disastrata) ed è stato affidato a una comunità alloggio. A dicembre è arrivato nella sua nuova scuola, la Salgari, e subito sono cominciati i guai, spintoni, sputi, oggetti lanciati in classe e nella sala della mensa. A dicembre un gruppetto di genitori aveva già fatto uno «sciopero» di un giorno tenendo i figli a casa e denunciando l’ accaduto all’ Ufficio regionale scolastico e anche alla caserma dei carabinieri di Sampierdarena. «Umanamente non si può non provare pena per questa vicenda – ha detto il dirigente dell’ Ufficio regionale Attilio Massara – forse c’ è dell’ intransigenza da parte dei genitori, è giusto tutelare i propri figli, ma bisogna pensare anche agli altri. È da tempo che seguiamo questo caso. Un fatto è certo: non negheremo a questo ragazzino il diritto dovere di andare a scuola». Ma una maestra della Salgari in una mail alla tv Primocanale ha scritto: «Il problema è che le ore di appoggio concesse sono troppo poche, ma non ci sono i soldi per fare di più».
Erika Dellacasa
(articolo che abbiamo liberamente tratto dal Corriere della Sera del 06/03/09)