Con la riforma della medicina penitenziaria gli Opg potrebbero divenire luoghi meno infernali

Gli ospedali psichiatrici giudiziari sono luoghi dove viene attuata la pratica di legare le persone ai letti. In questi non luoghi sono presenti una o più sale di coercizione, con letti dotati di cinghie di cuoio o fascette e in alcuni casi un buco al centro per i bisogni fisici. Si costringe un soggetto con disagio mentale ad essere legato al letto per un periodo di tempo indefinito. Gli unici dati ufficiali risalgono al 2004 e indicano che sono 515 le contenzioni, su una popolazione detenuta di circa 1300 persone. Un internato su sei, spesso più di una volta, vive questa tortura. Non esistono dati relativi ai tempi medi della coercizione. Secondo il libro inchiesta di Dario Dell’Aquila, "Se non ti importa il colore degli occhi" (Fidema editore), si sono riscontrati casi di internati costretti al letto di coercizione addirittura sino a 14 giorni di seguito, senza che esista un protocollo unico di intervento, né un registro apposito che consenta di monitorare l’uso che viene fatto dalla pratica della coercizione. Senza che sia possibile stabilire in che misura abbia una efficacia terapeutica e in quale sia invece uno strumento di mero contenimento fisico. Contenzioni che ben rappresentano la tragedia dei sei manicomi criminali italiani, dove il degrado e l’abuso di psicofarmaci abbondano, dove una misura di sicurezza per un danneggiamento può diventare carcere a vita, se fuori non hai nessuno che ti accoglie. Nell’inferno degli ospedali psichiatrici giudiziari vi finiscono gli internati, coloro i quali hanno commesso un reato e nel processo, o durante la pena, viene dichiarata l’incapacità di intendere e di volere. A costoro viene applicata una misura di sicurezza che può essere prorogata dal magistrato di sorveglianza. Le proroghe di 2, 5 o 10 anni possono ripetersi, all’infinito. Circa il 50% degli internati ha avuto una proroga della misura di sicurezza. Avviene così che nel più grande tra i manicomi criminali italiani, Aversa, una struttura che addirittura risale al seicento, vi sono 300 internati per 180 posti disponibili, e in poco più di un anno si sono riscontrati dodici suicidi. L’ex direttore di questo manicomio criminale, intervistato dal Corriere della sera, ha dichiarato che il 60% degli internati nel centro potrebbe uscire "se ci fossero fuori strutture adatte ad accoglierli e curarli". Ma le strutture non ci sono o, nel caso delle Asl competenti, sono latitanti. I malati di mente, dicono, fuori dai manicomi, costano troppo. E così pure a pena scontata, spesso al giudice non resta altro che applicare la proroga della reclusione. Un ergastolo bianco dove rischi di finire giorni interi su un letto di contenzione. Un buco nero della nostra democrazia che a trenta anni dalla Legge Basaglia andrebbe finalmente superato. Con la riforma della medicina penitenziaria, ora di competenza delle regioni e delle Asl, gli Opg potrebbero divenire, ci si auspica, dei luoghi meno infernali. Ma non basta. La commissione per la riforma del codice penale presieduta da Giuliano Pisapia, nella scorsa legislatura, aveva proposto al posto degli internamenti nei manicomi criminali delle "misure di cura e di sostegno". graduate, con la previsione di strutture sanitarie specifiche solo nei casi in cui fosse assolutamente necessario un controllo quotidiano. La commissione aveva saggiamente previsto che l’applicazione delle misure di sostegno non potessero superare l’entità della pena proprio per evitare, con il meccanismo della "proroga" all’infinito, internamenti per decenni, indipendentemente dal tipo di reato commesso. Oggi non vi è alcun disegno di riforma organica del codice penale, ma solo un Legislatore forcaiolo e propagandista disinteressato alla tortura delle contenzioni e al degrado in cui versano gli ospedali psichiatrici giudiziari. E’ non vi sono neanche più forze di sinistra che monitorino lo stato di civiltà delle istituzioni totali. Ci appelliamo al Presidente della Repubblica e alle forze democratiche che siedono in Parlamento affinché il disegno di riforma delle misure di sicurezza approvato dalla Commissione Pisapia venga ripreso e finalmente diventi legge. Per quanto ci riguarda noi che non siamo in parlamento, insieme alle forze dell’associazionismo, condurremo una campagna di sensibilizzazione sul piano culturale e sociale. 06/05/2009

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