durante francesco

       Uomini, fatti e ritratti
(da Osservatorio Cittadino)
A cura di: Alessandro Carotenuto; e-mail: alessandrocarotenuto46@gmail.com
Testo di: Germano Carotenuto
Illustrazione di: Carlo Capone, sito web:www.carlocapone.it ; e-mail: caponart@alice.it

Didascalia sotto il ritratto: Francesco Durante con alle spalle la torre dell’Orologio in Piazza Umberto

FRANCESCO DURANTE
(Il Maestro)

Cosa lega la sede storica dell’Opera parigina ai luoghi della nostra diocesi? Perché alzando gli occhi verso la facciata laterale dell’imponente Palais Garnier, tra la miriade di elementi decorativi, è possibile scorgere con chiarezza lo stemma della città di Frattamaggiore? Cosa ha reso possibile che questo vessillo si eternasse su uno dei palazzi più prestigiosi della capitale francese?
Per i frattesi informati sul passato della propria città, o semplicemente per chi fosse a conoscenza dell’importanza che la “Scuola Napoletana” rivestì nelle vicende musicali del nostro continente, soprattutto tra XVII e XVIII secolo, questo nesso non sarà un mistero. Ma, infondo, anche per chi ignorasse del tutto questo glorioso passato, non sarà difficile collegare quello stemma con il busto che lo sovrasta, e con quel nome in basso, scritto a chiare lettere: “DURANTE”, e risalire così alla storia che qui proveremo in breve a raccontare.
Francesco Durante nacque a Frattamaggiore il 31 marzo 1684, da Gaetano e Orsola Capasso. Il padre era un umile cardatore di lana, ma lo zio Angelo era compositore ed organista, oltre che maestro e rettore presso il conservatorio di S. Onofrio a Capuana, e fu lui ad infondergli la passione per la musica e ad offrirgli l’occasione di studiarla. Francesco, infatti, dovette apprendere i rudimenti dell’arte presso la parrocchia di San Sosio, nella sua città natale, dove il padre svolgeva le funzioni di sagrestano, ma in seguito alla morte di quest’ultimo si iscrisse al conservatorio di S. Onofrio in Napoli dove studiò composizione con lo zio e violino con G. Francone. Inaugurò la sua carriera da compositore nel 1705, quando fu rappresentato a Napoli, nella strada del Majo di Porto, un dramma sacro per il quale egli scrisse le musiche, e che aveva per titolo “Prodigi della divina misericordia verso i devoti del glorioso s. Antonio di Padova”.
La Napoli di questo periodo era uno dei centri culturali più vivaci del mondo, e andava sempre più imponendosi come un punto di riferimento per i musicisti dell’intera Europa, tanto che nel 1739 l’intellettuale francese Charles de Brosses poteva scrivere: “Napoli è la capitale musicale d’Europa, che vale a dire, del mondo intero”. I suoi quattro conservatori, tutti fondati nel corso del ‘500 con lo scopo di accogliere bambini orfani e poveri di tutto il regno, diventarono, con l’introduzione dello studio della musica, delle vere e proprie fucine di artisti di altissimo valore, scuole prestigiose alle quali cominciarono ad essere ammessi, dietro pagamento di una retta, anche studenti provenienti da ceti non poveri. Fu in questi luoghi che nacque nel Seicento l’Opera Napoletana con Francesco Provenzale, e fu sempre qui che si formarono Gaetano Greco, Leonardo Leo, Domenico Sarro, Leonardo Vinci, Nicola Porpora, Nicola Fago, e molti altri musicisti, tutti più o meno contemporanei del Durante e figli artistici di colui che fu considerato “il padre ed il codificatore delle forme e dello stile della scuola napoletana settecentesca”, e cioè di Alessandro Scarlatti.
Francesco Durante fu con tutta probabilità allievo dello Scarlatti, e certamente nei primi anni della sua carriera poté forgiare il suo raro talento nella ricca temperie culturale ed artistica di cui abbiamo parlato, alla formazione della quale il maestro palermitano contribuì in maniera determinante. Tuttavia, dopo il debutto del 1705 e fino al 1728, le notizie biografiche sul nostro musicista diventano frammentarie e lacunose. Si sa che nel 1710 fu nominato per un anno secondo maestro presso il conservatorio di S. Onofrio, e che nel 1714 celebrò il primo dei suoi tre matrimoni, con Orsola De Laurentiis, più grande di lui di ben ventuno anni. Inoltre secondo varie testimonianze pare che nel periodo che va dal 1705 al 1719, si sia recato più volte a Roma, dove ebbe modo d’incontrare Giuseppe O. Pitoni e Bernardo Pasquini, dei quali si dice fosse allievo. Poco si conosce anche del suo soggiorno in Germania presso la corte elettorale di Sassonia e quella dei principi Esterhàzy, e che pare sia stato abbastanza lungo.
Dal 1728 in poi le notizie diventano più precise ed abbondanti, proprio in corrispondenza con la sua nomina a primo maestro presso il conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo, nomina con la quale andò a riempire il posto lasciato vacante dalla morte di Gaetano Greco. Conservò questo ruolo per dieci anni, e poi nel 1742 passò, sempre come primo maestro, inizialmente al prestigiosissimo conservatorio di S. Maria di Loreto e poi, nel ’44, anche a quello di S. Onofrio, mantenendo fino alla fine della sua esistenza il doppio incarico presso i due celebri istituti napoletani. Fu in quest’ultima e lunga parte della sua vita, che si consolidò la sua fama di grande didatta. Fama del resto meritatissima se si pensa che i suoi allievi portavano nomi del calibro di Pietro A. Guglielmini, Niccolò Jommelli, Giovanni Paisiello, Giovanni B. Pergolesi, Niccolò Piccinni, Antonio Sacchini e Tommaso Traetta, solo per citare i più noti.
Durante, comunque, fu riconosciuto per tutto il Settecento non solo come un grande pedagogo, ma anche come superbo compositore di musica sacra, e testimonianza di ciò è un’affermazione del grande filosofo francese Jean. J. Rousseau che nel suo “Dictionnaire de musique” del 1762 definisce il Nostro: “le plus grand harmoniste d’Italie, c’est-à dire du monde”.
Il fatto che non abbia mai composto nulla per il teatro fece piombare la sua figura nell’oblio durante tutto il secolo XIX, secolo che per eccellenza predilesse l’Opera. Ma nel Novecento Durante fu riscoperto e la sua influenza nella storia della musica poté essere valutata in maniera più equilibrata. I suoi Requiem, le tantissime Messe, i Magnificat, i Salmi, e le tante Arie e Cantate, i Concerti nei quali cercò di fondere la pratica musicale antica, di tipo palestriniano, con le tendenze stilisiche moderne, in quello “stile misto” contro il quale musicisti come Leonardo Leo si batterono, costituiscono, insieme alle sue opere pedagogiche, il patrimonio di inestimabile valore lasciato in eredità a noi tutti e che a più d’un secolo dalla sua morte (avvenuta il 30 settembre del 1755) dovette indurre gli artefici del nuovo teatro d’Opera di Parigi a scolpire tra le colonne del tempio della musica francese il nome, il volto e lo stemma della patria d’origine, del più grande artista frattese di sempre.

Germano Carotenuto
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