In tutti i contesti ci sono delle minoranze che si comportano male, è il caso dell’ippica italiana. Un settore che, indotto escluso, crea reddito per circa 50mila famiglie, e che ieri è stato scosso dall’ennesima inchiesta giudiziaria la quale ha provocato l’arresto di 15 persone, mentre altre 15 sono indagate a piede libero.

La Procura di Napoli contesta indagati il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe ai danni dello Stato, dell’Unire, e a danno degli scommettitori nei concorsi pronostici relativi alle gare ippiche. Le corse alle quali si riferiscono gli illeciti sono una cinquantina in vari ippodromi, e considerando che ogni anno se ne svolgono migliaia, il numero delle gare finite nel mirino degli inquirenti è fortunatamente piccolo, una cifra che abbinata alla proporzione tra persone attive nel settore e numero degli indagati rende onore all’onesto lavoro di tanta gente. A finire in carcere sono stati Pasquale e Vincenzo Tanzillo, Angelo Soriano proprietari di cavalli originari di Acerra, arrestato anche un altro proprietario: Antonio Pennini, con lui i driver Vincenzo Torrente, Pasquale Esposito Senior, Umberto Buonomo. In carcere é finito anche Sebastiano Italia, padre del fantino Giuseppe e referente per la gare dispute nell’ippodromo di Siracusa. Agli arresti domiciliari, i guidatori Ferdinando Di Rienzo, Andrea Vitagliano, Vincenzo Borrino, Pasquale Esposito junior, e Salvatore Valentino. Le corse che sarebbero state “aggiustate” si sono svolte in veri ippodromi italiani, che quindi sono stati pesantemente danneggiati: Ravenna, Treviso, Modena, Aversa, Siracusa, Pontecagnano (Salerno), Foggia, Napoli, Padova, Pescara, Santi Cosma e Damiano (Latina) e San Giovanni Teatino (Chieti). I cavalli spesso venivano dopati, ma si parla anche di minacce subite dalle persone coinvolte.

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