Vogliamo meglio chiarire le iniziative che la Gilda degli Insegnanti sta adottando qui a Parma in merito allo strano comportamento dell’ente Invalsi (preposto alla valutazione dei livelli scolastici). Tralasciando tutte le perplessità di ordine didattico-pedagogico, più volte espresse da autorevoli colleghi, precisiamo che le nostre contestazioni da un punto di vista giuridico – sindacale, non riguardano la somministrazione dei test agli allievi nelle date indicate dall’Invalsi, purtroppo è un obbligo di legge introdotto dai politici proprio per mettere fine all’opposizione dei docenti che rivendicavano la propria libertà di scelta.

Anche se non condividiamo per nulla questa scelta del legislatore, certamente non pretendiamo dai funzionari che si violi una legge non somministrando i test. In merito alla correzione di essi, a fronte di un contenzioso avviato da alcuni colleghi il Giudice del lavoro di Parma (unico insieme a quello di Trieste) si è espresso ritenendo compatibile quest’attività con la funzione docente, e nemmeno questo contestiamo. Anche se, trattandosi di una sentenza di primo grado, prima della scadenza dei termini poteva essere impugnata nei successivi gradi di giudizio, cosa che chi l’ha promossa non ha fatto facendola diventare definitiva a discapito di tutta la categoria.
Le nostre contestazioni riguardano il fatto che l’Invalsi, essendo un ente con il quale non abbiamo mai stipulato alcun contratto, né a livello locale né a livello nazionale, e con il quale non abbiamo relazioni sindacali a livello locale, si rivolge a noi solo per il tramite dei dirigenti scolastici e in maniera sempre più crescente, richiede nuovi oneri al personale, rifiutando qualsiasi trattativa come se per diritto divino avesse l’esenzione nella corresponsione delle parcelle ai professionisti dai quali pretende (non richiede) i servigi.
La recente interrogazione della Sen. Adele Gambaro che riguarda un docente di Parma, sanzionato da un dirigente scolastico (che ha anche un ruolo nel Pd), dopo essersi rifiutato di svolgere attività impiegatizie in favore dell’Invalsi, è relativa proprio al fatto che trattandosi di un’istituzione esterna alle scuole, l’ente Invalsi ha un suo bilancio, ha il suo personale, la sua autonomia e tutta la facoltà di organizzarsi in proprio. La nostra contestazione sta proprio in questo: è corretto imporre, minacciando provvedimenti disciplinari, a dei dipendenti di lavorare per un ente esterno che con loro non ha stipulato alcun rapporto di lavoro e per mansioni che non sono regolamentate da alcuna norma? Soprattutto ciò è compatibile con il Codice Penale? Per quanto ci riguarda, stiamo raccogliendo elementi sul territorio al fine di valutare se ricorrono gli estremi per esporre la questione al Procuratore della Repubblica, con particolare riferimento ai reati di minacce e violenza privata. Speriamo di non dover arrivare a tanto.

Salvatore Pizzo – Coordinatore Provinciale Federazione Gilda-Unams

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