
Uomini, fatti e ritratti
(da Osservatorio Cittadino)
A cura di: Alessandro Carotenuto
Testo di: Germano Carotenuto
Illustrazione di: Carlo Capone, sito web: www.carlocapone.it ; e-mail: caponart@alice.it
Didascalia sotto il ritratto: Giovanni Motti nel suo laboratorio di anatomia patologica
GIOVANNI MOTTI
(L’anatomista patologo)
Il prestigio nazionale ed europeo che l’Ospedale Psichiatrico “S. Maria Maddalena” di Aversa assunse già subito dopo la sua fondazione, avvenuta il 5 maggio del 1813, e che continuò ad aumentare nei decenni successivi, è da attribuirsi senza dubbio all’elevato spessore scientifico ed umano di coloro che lo diressero e ne ressero le sorti.
Tra i nomi che hanno dato lustro alla psichiatria aversana sono noti quelli di Giovanni Maria Linguiti, Filippo Saporito, Gaspare Virgilio, Biagio Miraglia, Francesco Cascella, Eugenio La Pegna, Pasquale Penta, alcuni dei quali hanno trovato già spazio all’interno di questa rubrica. Ma certamente un posto di rilievo è da assegnare anche al dott. Giovanni Motti.
Allievo di Gaspare Virgilio, il Motti fu chiamato da questi ad espletare il compito di medico-settore, a gestire il Museo Craniologico dell’Ospedale, e ad istituire un Gabinetto di anatomia patologica.
Grazie al suo eccellente lavoro, il Museo si arricchì presto, come scrive il Cascella: “di nuovi crani, molti preparati anatomici ed istologici, e di un’interessante collezione di cervelli di criminali e di pazzi”. Così, dopo circa un anno di prova, i risultati dei suoi studi anatomici furono esaminati da una Commissione nominata appositamente per questo scopo, e costituita dal venerando prof. Schroen, che ne fu il presidente, dal prof. Trinchese e dal prof. Meyer. L’esito fu un lusinghiero riconoscimento della sua attività e la nomina ad anatomista patologo dell’Istituto.
In questo ruolo, affidatogli nel maggio del 1887, il Motti ebbe la possibilità di realizzare numerose ricerche istologiche ed anatomo-patologiche il cui frutto furono delle interessantissime monografie che, ne faremo un esempio fra qualche rigo, in alcuni casi ebbero persino echi a livello internazionale.
Il Nostro, contribuì inoltre in maniera decisiva alla costruzione di un “teatro anatomico”, una struttura nella quale venivano eseguite le autopsie di tutti i pazienti deceduti nel Manicomio: nella biblioteca dell’Istituto furono conservati per molto tempo due grossi volumi nei quali erano raccolti i risultati dettagliati di questi esami.
Sulla scorta dei nuovi sviluppi della scienza medica sul finire dell’ottocento, impegnata a trovare corrispondenze tra caratteristiche anatomiche e fisiognomiche, e degenerazione mentale e personalità criminale, il Motti in un suo studio intitolato “Anomalie degli organi interni in alcuni animali ed in alcune persone malate di mente”, espone la sua scoperta di un legame fra talune anomalie psichiche e la presenza nell’individuo del quarto lobo polmonare destro (il LOBO AZYGOS), che in qualche mammifero è normalmente esistente. A questa scoperta s’interessò il grande anatomista Jean Léo Testut, che la cita un paio di volte nel suo celebre “Traité d’anatomie humaine” del 1892, che ancora oggi, assieme all’altrettanto famosa “Anatomia del Gray”, rimane un punto di riferimento mondiale della medicina per quanto riguarda l’anatomia.
Ma Giovanni Motti non fu soltanto un eccellente uomo di scienza; egli profuse enormi sforzi anche per il pubblico interesse, divenendo primo cittadino del nostro Comune negli anni terribili della Grande Guerra (1914 – 1919). Durante il suo mandato diede inizio e portò a compimento innumerevoli opere, ma in questa sede ci limiteremo a ricordarne solo alcune: le sue importanti iniziative a favore dei poveri e dei disoccupati; il contributo che decise, in seguito alla proclamazione della guerra, per le famiglie dei chiamati alle armi; il completamento dei lavori di ampliamento della stazione ferroviaria, e l’organizzazione del servizio profughi.
Nel dopoguerra, poi, la cittadinanza lo scelse ancora una volta come suo Sindaco, ma l’avvento del fascismo lo indusse presto a rassegnare le dimissioni con un discorso, riportato dal Santagata in un suo articolo di qualche anno fa, da cui sembra trapelare un sottile e pungente sarcasmo. Egli dice: “Dopo ponderato esame mi son formata la convinzione di non essere più il vero rappresentante della cittadinanza che 18 mesi or sono volle onorarmi dei suoi suffragi. La nuova coscienza del nostro Paese, formatasi con lo stato fascista, richiede diverso indirizzo amministrativo ed uomini nuovi, che possano con la loro operosità ed intelligenza seguire le direttive del potere fascista, che certamente farà assurgere la nostra Italia ad una delle più grandi nazioni d’Europa. In omaggio a questi sentimenti condivisi dal popolo di questa nobile mia città nativa, rassegno le mie dimissioni da Sindaco e da consigliere comunale”. Dopodiché tornò ad immergersi integralmente nei suoi tanto amati studi, a cui aveva sottratto tempo ed energie notevoli a causa dell’impegno politico, rimanendo fedele alla sua autentica vocazione fino al termine della sua esistenza.
Germano Carotenuto
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