L’affaire dei rifiuti in Campania fa saltare tutti gli schemi politici, i comuni di Giugliano e Villa Literno, entrambi amministrati dal centro sinistra hanno deliberato di chiedere la costituzione di parte civile nel procedimento penale relativo allo scandalo rifiuti, qualora esso dovesse sfociare in un dibattimento. L’inchiesta riguarda 28 indagati tra i quali il Presidente della Regione Antonio Bassolino.

Le accuse ipotizzate dalla Procura di Napoli sono quelle di truffa ai danni dello Stato, frode in forniture pubbliche e abuso d’ufficio nella gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. Il Comune di Villa Literno con una nota ha fatto sapere che il capo d’imputazione che più interessa l’ente riguarda solo 8 dei 28 imputati, è quello in cui si mettono sotto esame una serie di ordinanze con le quali si autorizzava il progetto della Fibe (gruppo Impregilo) diretto a realizzare piazzole per lo stoccaggio di balle di combustibile da rifiuto prodotte negli impianti di produzione di Cdr e fino alla realizzazione degli impianti di termovalorizzazione, “così apportando – recita la richiesta di rinvio a giudizio- una variante al contratto disciplinante il servizio di gestione dei rifiuti solidi urbani prodotti nella regione Campania”. Antonio Ciliento, portavoce dall’Amministrazione comunale in materia ambientale, che chiarisce: “nelle 69 pagine della richiesta di rinvio a giudizio non c’è alcuna imputazione per danno di contaminazione ambientale; tutte le ipotesi di reato che hanno determinato il sequestro di Lo Spesso e degli altri siti di stoccaggio in Campania denunciano un illecito amministrativo con violazione degli obblighi contrattuali, vantaggio patrimoniale, ingiusto profitto e frode da parte della Fibe". Va ricordato il gruppo Impregilo, quotato in borsa è attualmente amministrato da Bruno Ferrante, già Prefetto di Milano e candidato sindaco dell’Unione nel capoluogo lombardo. Villa Literno condivide con Giugliano il problema di Taverna del Re, il sito di stoccaggio in territorio giuglianese al confine tra i due comuni, che doveva essere chiuso lo scorso 31 ottobre e che invece è ancora aperto, tanto da provocare disordini tra polizia e residenti. E’ intervenuto anche il Wwf che, attraverso il dirigente Alessandro Gatto, chiede una bonifica della zona. Su quest’onda emotiva anche il Comune di Giugliano ha dato incarico a dei legale di vagliare la costituzione di parte civile, intanto tra lunedì e martedì è stato annunciato l’arrivo dei Carabinieri del Noe, annunciato dal Ministero dell’Ambiente in risposta alla richiesta del Comune. Il Comune di Giugliano ha dato incarico agli avvocati Antimo D’Alterio e Raffaele Pacilio, anche di richiedere alla magistratura la procedura d’urgenza (art. 700) per chiudere Taverna del Re. L’inchiesta della procura partenopea lo scorso 26 giugno ha portato un provvedimento cautelare da parte del gip Rossana Saraceno di sequestro preventivo di somme per 750 milioni alle società del gruppo Impregilo, un sequestro confermato dal Riesame il 25 luglio scorso, e di interdizione alle società di contrattare per un anno con la pubblica amministrazione nel settore rifiuti, interdizione sulla quale il tribunale della libertà deve ancora pronunciarsi dopo il ricorso dei legali del gruppo. La richiesta di rinvio a giudizio riguarda tra gli altri Pier Giorgio e Paolo Romiti, l’ex amministratore delegato di Fibe Armando Cattaneo, l’ex direttore tecnico Salvatore Acampora gli ex subcommissari per l’emergenza rifiuti Giulio Facchi e Raffaele Vanoli. L’indagine è partita nel 2003 sulla base di denunce relative al funzionamento del trattamento dei rifiuti e delle discariche, in merito ad un’ipotesi di frode in pubbliche forniture, tanto il Tribunale dispose nel maggio 2004 il sequestro degli impianti di combustibile da rifiuti. Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti, che dal 1998 sono stati i gestori unici dello smaltimento dei rifiuti in Campania. Per aiutare la milanese Impregilo in questo momento di difficoltà, è sceso in campo un gruppo di banche del Nord.

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