Ieri, a 450 anni esatti dalla nascita di Giovan Battista Basile, pochissima l’attenzione riservata al celebre scrittore giuglianese che fece della fiaba, per la prima volta, una forma di espressione popolare.
Durante la celebrazione dell’anniversario, nella quale Don Raffaele Grimaldi ha ripetuto la cerimonia battesimale, nella stessa chiesa dove il letterato fu battezzato nel 1566 subito dopo la nascita, la poca partecipazione e la totale assenza delle istituzioni, ha ricordato come oggi gli abitanti di questa terra siano diventati ingrati verso la storia e per nulla interessati alla cultura.
“Una Giugliano che troppo spesso dimentica di essere grande e di aver fatto grandi cose”, come ha sottolineato il parroco in una chiesa quasi deserta. Oggi avremmo voluto raccontare ai tanti lettori delle mirabili iniziative, dell’orgoglio di una comunità che esalta quanto gli altri ci invidiano da ogni parte del mondo e invece non ci sono argomenti da trattare, se non l’indolenza di una cittadinanza fiacca tanto nel ricordare il pregevole passato, quanto nel vivere il presente.
Dopo la cerimonia, l’unica iniziativa nel nome del Basile è stato un concerto di musica barocca, con gli stessi interpreti scelti da Garrone nel suo film dedicato allo scrittore giuglianese.
Adesso aspettiamo il 23 febbraio, magari la morte dello scrittore potrà suscitare nelle istituzioni un ricordo più in linea con lo spirito del momento improntato al decesso e votato ad ogni tipo di perdita.
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