Il Ministro degli Interni Giuliano Amato durante la sua ultima visita in Campania qualche settimana fa, aveva esortato i tantissimi cantanti neomelodici che pullulano a Napoli ed in tutto il nostro territorio a non esaltare nei loro testi i camorristi ed il loro mondo. Unuscita quella del Ministro che ha sollevato un vespaio di polemiche, ma ha anche squarciato il velo opaco su quanto si nasconde dietro lo straordinario proliferare di artisti della nostra canzone. Spesso si tratta di giovani senza soldi, che per emergere si affidano a manager che sono in realtà amici degli amici.
Questi ragazzi sovente non hanno risorse per promuovere la loro immagine, per acquistare spazi nelle emittenti tv che sono il veicolo principale per divulgare la propria arte, e quindi cadono nella rete di coloro che diventano praticamente i loro procacciatori guadagnando sulla redditività della loro canzone. Una sorta di caporalato della canzone che per certi versi forse è diventato monopolio inossidabile, ed ovviamente le canzoni che si fanno sono non solo popolari ma anche quelle che piacciono ai masti. Talvolta ci sono anche degli episodi curiosi, dopo le dichiarazioni di Amato il cantante aversano Nico DAmbrosio ha rilasciato unintervista al giornalista del Giornale di Caserta Carlo Pascarella, dove ha rivelato che per produrre un cd ha ricevuto in prestito dei soldi da Raffele Venosa, personaggio in odore di Camorra, ma ha anche detto di aver onorato il suo debito. Questa rivelazione pone un altro interrogativo, i giovani artisti se non alla Camorra a chi si devono rivolgere per fare delle cose normali? Rispondendo a questa domanda ognuno di noi, nel proprio intimo, potrebbe arrivare allamara conclusione che oramai lo Stato per noi ha rinunciato ad esistere.
Salvatore Pizzo