Questi casertani o ci fanno o ci sono, vogliono porsi come centro di eccellenza della produzione della regina dei formaggi, la Mozzarella di Bufala, eppure in quella cittadina, Caserta, non hanno nemmeno mezzo caseificio.
Quella località che ci viene imposta come capoluogo di provincia da una legge antidemocratica, irrispettosa del sentimento popolare della gente della zona aversana sta superando oramai i limiti della decenza. Vogliono creare un borsino che controlli e calmieri i prezzi del nostro oro bianco, ma facendolo da Caserta dove non cè che qualche piccolo caseificio, e la tristezza sta nel fatto che ci riusciranno anche, i produttori aversani non sono in grado di difendere la peculiarità del comprensorio normanno, sono sudditi di questa casertanità che ha fatto sparire da tutte le operazioni di marketing la denominazione AVERSA, un tempo conosciuta nel mondo. Un danno incalcolabile per la nostra economia. A proporre questo borsino sono state entità filo casertane, come quel Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana, che ha illogicamente sede in quel di San Nicola La Strada, un fatto assurdo come se il Consorzio del Parmigiano Reggiano avesse sede a Lodi. Certo è una proposta legittima che complessivamente e volta a tutelare lintera filiera e i consumatori sui quali grava il prezzo finale, il compito di promuovere uniniziativa del genere tocca alla Camera di Commercio, ma quella competente su Aversa è anchessa casertana, unaltra umiliazione. Eppure esiste una delibera del Consiglio Comunale di Aversa che risale ad alcuni anni fa, con la quale il Comune si impegna a trovare dei locali affinché lente camerale trovasse una giusta allocazione anche nella città normanna, ma i comportamenti limitati della politica nostrana e la casertanità dilagante hanno fatto in modo che ciò non avvenisse. Un borsino sui prezzi della Mozzarella Aversana lo dovrebbe fare una Camera di Commercio aversana. Salvatore Pizzo