La gestione dell’Unire è sempre di più nell’occhio del ciclone. L’ente vigilato dal Ministero delle Politiche Agricole, e che si occupa della gestione dell’ippica italiana, e sommerso da contestazioni e critiche di ogni genere, e di certo non è un fatto positivo per la corrente politica del Ministro Alemanno che ovviamente ha inserito persone della sua area ai vertici di questo ente, che pochi conoscono ma è tra i più danarosi del sistema italiano.

Le categorie ippiche sono continuamente in agitazione, l’ippica pur essendo un settore autosufficiente grazie agli introiti delle scommesse, elemento che la porta ad essere una buona fonte per le finanze dello stato che vi attingono non pochi introiti, è letteralmente allo sbando per una gestione assai discutibile. Molti concessionari della Snai deputati alla raccolta delle scommesse, sono “accusati” di non versare il dovuto nelle casse dell’ente e quindi a tutta la filiera ippica che nelle scommesse ha l’unico sostentamento, eppure Snai è una società quotata in borsa anzi è l’unico sindacato presente a Piazza Affari, infatti il suo acronimo sta per Sindacato Nazionale Agenzie Ippiche. Inoltre l’Unire ha dato mandato di far analizzare il settore alla società di revisione contabile Deloitte & Touche, pesantemente coinvolta anche negli scandali Parmalat e Ciro, e dietro le analisi compiute dai revisori l’ente ha provveduto ad una sorte di classificazione degli ippodromi, che a quanto pare non trova d’accordo gran parte degli operatori. Una parte di società che gestiscono gli ippodromi non hanno voluto firmare ancora la convenzione con l’Unire, e tenendo conto del lavoro della Deloitte, secondo rumors raccolti nell’ambiente avrebbero in cantiere anche un ricorso al Tar, per adesso sul piede di guerra sarebbero scese: Bologna, Cesena, Livorno, Padova, Tagliacozzo. Anche l’organizzazione della corsa Tris non sta rispondendo alle aspettative di incasso che si erano prefissate, forse ci sono problemi di marketing, in questo caso oltre alla Snai, la raccolta è affidata anche a Sisal, un altro operatore che secondo fonti giornalistiche non smentite si appresta ad essere quotato in borsa. L’ultima questione che si è posta è quella del ritardo dei pagamenti dei premi di dicembre, che secondo un comunicato dell’Intercategoriale ippica dovevano essere saldati entro il 15 gennaio invece l’ente è in ritardo. Chiarimenti sono stati chiesti all’ufficio stampa di Snai, ma non vi è stata risposta, abbiamo inviato una mail anche a Sisal e anch’essa non ha risposto, abbiamo contattata l’Unire all’unica utenza telefonica indicata nel sito internet dell’ente, ma il telefono squillava a vuoto. La filiera ippica è uno dei settori trainanti dell’economia del nostro territorio, ed una gestione come quella di adesso può portare sulla nostra economia una ricaduta non certo positiva, un fatto grave che mette a rischio la sopravvivenza di decine di famiglie.
Sal.pi.