Ieri i Carabinieri del Ros hanno eseguito 27 ordinanze di custodia cautelare ed hanno sequestrato beni per 4 milioni e 200mila euro. Si tratta dellesito di unindagine della Dda di Napoli che riguarda il Clan del casalesi capeggiato da Michele Zagaria, uno dei latitanti più pericolosi dItalia che sfugge alla giustizia da oltre dieci anni e che recentemente è stato condannato allergastolo nellambito del processo Spartacus 1. Sono emerse sinergie tra la Camorra nostrana ed alcuni imprenditori parmigiani definite dagli inquirenti teste di ponte, ma anche una forte influenza del clan nella politica locale. Pubblichiamo per intero le dichiarazioni del Procuratore Aggiunto di Napoli Franco Roberti:
Il capannone che interessava a Michele di Casapesenna
Le attività investigative hanno permesso, in primo luogo di accertare molteplici condotte delittuose espressamente mafiose ed in particolare, estorsioni, incendi, cessioni di armi. E emerso che il sodalizio mafioso di cui si sta discutendo ha, ad esempio, provveduto ad incendiare un capannone ed un fienile di unimportante azienda agricolo- casearia del casertano al fine di ottenere il pagamento di unestorsione, così come è emerso che il medesimo gruppo camorristico si è intromesso nellaggiudicazione di un capannone a seguito di unasta fallimentare facendo ritirare i possibili interessati in modo che limmobile fosse acquistato da un prestanome del clan, pure raggiunto dallordinanza di custodia cautelare. La vicenda in questione è apparsa assolutamente sintomatica dellenorme capacità di controllo del territorio e del terrore che ingenera nei confronti delle vittime; il concorrente per laggiudicazione del capannone è stato convinto a ritirarsi senza che nei suoi confronti venisse effettuata alcuna esplicita minaccia ma soltanto riferendogli che allaffare era interessato Michele di Casapesenna. Sul terreno su cui insisteva il capannone che è stato acquistato dal citato prestanome è stata poi costruita una palazzina di 4 piani in fase di ultimazione, immobile del valore di almeno un milione di euro nei confronti del quale è stato emesso un decreto di sequestro preventivo. Un altro episodio che è emerso in modo in equivoco dalle investigazioni del Ros riguarda la significativa e rilevante disponibilità di armi; in particolare i carabinieri sono riusciti a mezzo di una sofisticata mini telecamera a riprendere in diretta uno scambio di armi più pistole e fucili perfettamente funzionanti e sottoposti anche ad una prova della loro efficienza in diretta che avveniva in quello che era il principale luogo di ritrovo degli esponenti del sodalizio e cioè un deposito sito in Villa Literno e gestito direttamente da Zagaria Pasquale, fratello di Michele, e da colui che è apparso il vero alter ego di Zagaria e cioè Fontana Michele. Ad entrambi gli indagati è stata contestata la fattispecie del ruolo direttivo ed organizzativo dellassociazione mafiosa
I rapporti con le istituzioni, lalleanza con i Moccia, il ruolo di Immacolata Capone, i lavori pubblici
Laspetto, però, certamente più significativo e rilevante della indagine riguarda leccezionale capacità del gruppo camorristico di inserirsi, in modo sistematico e costante, nel settore dei lavori pubblici. Lorganizzazione era, infatti, in grado di monitorare costantemente opere di maggiore rilevanza del territorio, intervenendo nella loro esecuzione con una fitta rete di società intestate a persone apparentemente estranee al sodalizio ma in realtà controllate in modo diretto o indiretto dal già citato duo Michele Fontana e Pasquale Zagaria. Linfiltrazione nel settore delle opere pubbliche è risultata, come si dirà. Favorita anche da rapporti collusivi con esponenti di rilievo dellimprenditoria e dellamministrazione pubblica ed ha abbracciato diversificati ambiti dintervento, spaziando al controllo delle imprese deputate alla produzione e fornitura dei materiali e dei servizi a quello della partecipazione diretta ai lavori pubblici attraverso il sistema dei subappalti. Pedina fondamentale dellorganizzazione era anche risultata una donna imprenditrice Immacolata Capone, persona che era già considerata collegata ad un altro clan camorristico campano particolarmente attivo nel settore dei lavori pubblici e cioè quello dei Moccia di Afragola. La Capone, infatti, era la moglie di Salierno Giorgio, soggetto già arrestato e condannato per appartenenza al clan camorristico dei Moccia. Le indagini dei carabinieri che hanno effettuato anche un approfondito screening di tutte le società operanti nellorbita della predetta imprenditrice, società già sottoposte nei mesi scorsi a perquisizioni e sequestri di materiale contabile amministrativo hanno reso manifesto che intorno alla Capone ruotava il sistema societario con cui gli indagati si erano infiltrati direttamente nel circuito produttivo e in particolari in due grossi appalti pubblici e cioè nei lavori di ampliamento e ammodernamento della ferrovia Alifana e nella realizzazione del centro Radio della Nato di Giugliano Licola. La Capone ha rappresentato per il sodalizio Zagaria anche un importantissimo punto di riferimento per tutta una serie di rapporti che la predetta vantava con personaggi del mondo, imprenditoriale, istituzionale e politico-amministrativo; attraverso proprio la Capone il medesimo Pasquale Zagaria, accompagnato dal solito Michele Fontana, ha avuto almeno un incontro che rivestiva un incarico pubblico soggetto questultimo indagato a piede libero per concorso esterno in associazione mafiosa proprio per queste vicende allinterno di un ufficio pubblico incontro nel corso del quale si è discusso dei subappalti della ferrovia Alifana e dellinteressamento da effettuarsi presso la Prefettura per far ottenere alla Capone la certificazione antimafia. La eccezionale fiducia che il clan riponeva nella Capone è dimostrata dal fatto che la predetta è riuscita ad incontrare il latitante Michele Zagaria, accompagnata da Fontana Michele, nella medesima zona di Casapesenna sllinterno di una villa superblindata. Lincontro che era stato preceduto da eccezionali cautele per evitare che la Capone potesse capire la località precisa aveva rappresentato linvestitura al più alto livello della Capone come imprenditrice di riferimento del sodalizio. Il rilevante ruolo della Capone veniva, tuttavia, meno con la sua uccisione, avvenuta a SantAntimo il 17 marzo del 2004, uccisione effettuata con modalità chiaramente camorristiche, pochi mesi dopo quella del citato marito Salierno Giorgio, episodi ancora da approfondire, ma che potrebbero essere inquadrati in una possibile conflittualità tra il gruppo casalese facente capo a Zagaria e Moccia, per la spartizione dei consistenti flussi finanziari destinati ai lavori. Lattività investigativa ha anche documentato come la struttura criminale oltre allaffidamento diretto alle imprese della Capone si sia infiltrata nelle due citate opere pubbliche ed in altre, anche attraverso altre modalità e cioè con limposizione alle imprese subappaltatrici delle forniture e dei servizi, mediante linserimento di ditte operanti nella produzione del calcestruzzo dei conglomerati bituminosi e nei trasporti degli inerti. Lesautoramento delle società subappaltatrice alla quale veniva corrisposto esclusivamente loriginario ribasso pattuito con limpresa appaltante; lesecuzione delle opere in difformità di quanto contemplato dal capitolato dappalto, stornando rilevanti somme di danaro a favore dellorganizzazione camorristica; il pagamento, da parte delle ditte partecipanti alla realizzazione delle opere di somme variabili tra il 6 e il 10% dellimporto complessivo dei lavori eseguiti
Il patrimonio del clan affidato a due imprenditori parmigiani
Interessi imprenditoriali eccezionalmente rilevanti sono emersi anche nel settore mobiliar, settore scelto per il reinvestimento mafioso dei proventi illeciti. In particolare lo Zagaria Pasquale, in uno ai fratelli Antonio e Carmine, ed al Fontana Michele avevano creato una sorta di ponte nella zona di Parma per acquisire immobili di prestigio nellintera area dellItalia settentrionale immobili che venivano ristrutturati e poi rivenduti. Punto di riferimento per questa specifica attività di reinvestimento e risultato un noto imprenditore parmense, Bazzini Aldo patrigno della moglie dello Zagaria Pasquale. Il predetto Bazzini, coadiuvato dal figlio Andrea, aveva creato una società di fato con lo Zagaria Pasquale e con gli altri citati esponenti per il reinvestimento degli enormi profitti illeciti dellorganizzazione ed aveva messo, a disposizione i rapporti che il predetto aveva con il sistema. I due Bazzini sono stati raggiunti dallordinanza cautelare come pieni e consapevoli partecipi dellorganizzazione mafiosa. Nei confronti dei predetti Bazzini, è stato, altresì, emesso il citato decreto di sequestro preventivo di numerose società aventi un patrimonio immobiliare dito tra Emilia Romagna, Lombardia e Toscana, stimato in oltre 40milione di euro.
Nomi della Parma che conta
Oltre agli indagati raggiunti dallordinanza cautelare, risultano sottoposti ad indagine altri soggetti, alcuni dei quali esponenti dellimprenditoria e/o della finanza parmense; soggetti tutti che sono stati raggiunti da decreto di perquisizione e da un decreto di perquisizione e da uninformazione di garanzia nella quale risultano contestati delitti di riciclaggio e/o di concorso in associazione camorristica, Le perquisizioni hanno fatto acquisire numeroso materiale documentale su cui nei prossimi giorni saranno effettuati tutti i riscontri
Il controllo del clan sul Comune di Casapesenna
Le indagini, infine, hanno reso manifesto il controllo totale delle attività politiche, risulta documentato da numerosi elementi lintervento nelle consultazioni elettorali del Comune di Casapesenna, comune centro di principale interesse del sodalizio, per inserire propri referenti allinterno dellamministrazione.
Colonnello dellaeronautica agli arresti domiciliari
Nellambito dellindagine in questione è merso anche un episodio concessivo ascritto ad un colonnello dellAeronautica militare, già in servizio presso la struttura Nato di Napoli, ed indipendente rispetto al contesto mafioso in cui operavano gli altri indagati. Il predetto ufficiale col. Giancano Cesare, allepoca dei fatti svolgeva la funzione di rappresentante del Ministero della Difesa per i lavori in corso presso la base Nato e richiedeva in più occasioni donativi vari alla Capone Immacolata, uno scooter e due forniture di gomme, per evitare controlli e per non porre intralci allattività. Nei confronti dellufficiale è stata emessa lordinanza degli arresti domiciliari.
I nomi degli arrestati, resi noti, sono quelli di: Vincenzo Abbate, Pietro Allocco, Michele Barone, Aldo Bazzini, Andrea Bazzini, Filippo Capaldo (già detenuto), Raffaele Capaldo, Massimiliano Caterino, Giuseppe della Corte, Salvatore della Corte, Giuseppe di Matteo, Aniello Diana, Michele Fontana, Pasquale Fontana(62), Pasquale Fontana (70), Biagio Ianlario, Salvatore Nobis (già detenuto), Aniello Pellegrino, Antonio Santamaria, Antonio Zagaria, Cesare Giancane (domiciliari).