L’inchiesta relativa al crack del gruppo immobiliare Volpi, aperta dalla Procura di Massa Carrara, ha portato gli inquirenti a compiere verifiche anche su una società che fa capo alla colonna parmigiana del Clan dei Casalesi. Il default da 13 milioni di euro del gruppo toscano, secondo le accuse sarebbe dovuto a distrazioni di beni fittizie verso società esterne al gruppo, passaggi di proprietà che sarebbero avvenuti anche grazie al presunto aiuto di alcuni professionisti.
Gli ultimi tre a finire agli arresti sono stati l’avvocato Bruno Tavarelli, il commercialista Stefano della Santina ed il consulente fiscale svizzero Rudy Cerenghetti. Dopo la grande quantità di documenti sequestrati dalle Fiamme Gialle, le attenzioni della magistratura sono indirizzate verso alcune cessioni di immobili compiute dal gruppo Volpi, tra il 2004 ed il 2005. Beni che sarebbero finiti in maniera sospetta nella disponibilità di una società parmense, che sarebbe stata controllata direttamente dal Clan dei Casalesi, il più potente cartello criminal finanziario della Camorra campana, che a Parma ha trovato molta complicità in importanti segmenti della sciccosa elite locale. Cessioni che, secondo i sospetti, non avrebbero avuto i regolari crismi della compravendita, si sarebbe trattato di acquisizioni imposte senza transazioni finanziarie, delle vere e proprie estorsioni, ma non è detto che ciò fosse noto ai tre professionisti arrestati. Una fonte legale ha fatto sostiene che: “Le prime cessioni dei beni sarebbero state fatte a favore di società i cui amministratori sono tutti pregiudicati tutti vicini al Clan dei Casalesi”. La società immobiliare di Parma oggetto delle verifiche è stata già a suo tempo sequestrata su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. In particolare è da chiarire una cessione di beni per il valore di 4.800.000 euro, tra i quali è compreso un intero cantiere di oltre 40 appartamenti in corso di costruzione. Il principale indagato Giuseppe Volpi venne arrestato a fine marzo 2009 assieme ad altre cinque persone, il fallimento del suo impero immobiliare è stimato in circa 13 milioni di euro, fino ad oggi circa 10 milioni è il valore di quanto è stato sequestrato.
Salvatore Pizzo