Com’era prevedibile il Demofoonte musicato, in ben quattro versioni diverse anche da Niccolò Jommelli, uno dei due aversani che insieme a Domenico Cimarosa ha reso grande il settecento napoletano, sta ottenendo un grande successo alla XX edizione del Ravenna Festival. Il dramma per musica in tre atti su libretto di Metastasio che è stato il titolo centrale anche del Festival di Pentecoste di Salisburgo, poi è stato rappresentato a Parigi. Sotto la direzione di Riccardo Muti viene eseguito dall’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, regia di Cesare Lievi, scene di Margherita Palli, tra gli interpreti Dimitri Korchak, Marcello Nardis, Maria Grazia Schiavo, Barbara Bergnesi, José Maria Lo Monaco, Giacinta Nicotra. «Jommelli è stato uno dei più grandi musicisti della scuola napoletana e ha scritto numerosissime opere», ha dichiarato Muti. «Mozart, quando andò a Napoli nel 1760, lo incontrò personalmente e subì il fascino del compositore (che a quel tempo stava scrivendo la quarta versione di quest’opera per il San Carlo) e del libretto del Metastasio: un libretto sul quale si avvicendarono settantatré compositori italiani e non; e lo stesso Mozart scrisse cinque arie per il Demofoonte. Noi, che molto spesso dimentichiamo la rilevanza delle nostre radici culturali, di quanto l’Italia ha fatto musicalmente e non soltanto, di quanto ha contribuito alla crescita dell’Europa, dobbiamo capire l’importanza di questa Scuola con i suoi musicisti che hanno dominato ovunque. Senza l’influenza dei musicisti napoletani, lo stesso Mozart sarebbe comunque nato, cresciuto e si sarebbe sviluppato come un genio unico e assoluto; ma la sua conformazione musicale sarebbe certamente risultata diversa».