“Al via il restauro del putto di Cimarosa”, titolava così il comunicato stampa emesso il 4 febbraio del 2004 dall’assessorato alla cultura di Aversa. “Domani l’assessore alla cultura della giunta Ciaramella, Rosario Ippone, si recherà –affermava la nota diffusa dalla casa comunale- presso la Soprintendenza dei Beni Culturali della Provincia di Caserta e Benevento: l’obiettivo dichiarato e già concordato con la Soprintendente Giovanna Petrenga è restaurare il putto, l’angioletto di marmo che affiancava la statua di Domenico Cimarosa”. Com’è noto, la statua è parte integrante del monumento, realizzato nel 1927 dallo scultore Francesco Jerace, situato in piazza Mazzini dedicato al musicista che nacque ad Aversa e rappresenta un punto focale della piazza che è in fase avanzata di rinnovamento.
 Ebbene dopo quasi cinque anni il putto non è ancora tornato al suo posto. Eppure, come spiegava il comunicato del febbraio 2004, dopo essere stato ritrovato, in maniera casuale, nel mese di ottobre 2003, presso Palazzo Gaudioso, dove quel pezzo particolare del monumento era stato depositato dopo essere stato depredato negli anni ’90, l’assessore alla cultura prese immediatamente contatto con la Soprintendenza per il doveroso restauro. Informando l’amministrazione e la cittadinanza, attraverso un apposito comunicato stampa, che la Soprintendenza avrebbe provveduto a fare un calco in vetroresina del putto che sarebbe stato, poi, riposizionato sulla statua, mentre l’elemento marmoreo restaurato, tornato in possesso della città, sarebbe stato esposto all’interno di un costituendo museo civico, la cui sede era stata individuata proprio nel Palazzo Gaudioso. Edificio che, nei programmi dell’assessore, avrebbe dovuto ospitare tutte le opere che fanno parte del patrimonio artistico e monumentale della città, disperse da decenni, perché entrate a far parte di collezioni private o finite fuori Aversa,ma che l’assessore intendeva recuperare. Giacché come si affermava nel comunicato “Esistono moltissime opere che, negli anni scorsi, le passate amministrazioni hanno consegnato alla Soprintendenza senza poi preoccuparsi di richiederne la restituzione”. Ebbene a distanza di cinque anni non c’è più notizia del putto, né c’è notizia della catalogazione delle altre opere d’arte trafugate al patrimonio aversano che l’assessore, a nome dell’Amministrazione, intendeva recuperare. Due lacune che vanno colmate se l’ Amministrazione intende ancora continuare a proporre il logo “Aversa città d’arte”. In alternativa va modificato in “Aversa città d’arte… trafugata”.
ANTONIO ARDUINO