La redazione condivide quello che sostengono Ugo Persice Pisanti e l’Associazione Contro tutte le Mafie,  ma vogliamo precisare che fare informazione è un’attività professionale, quella dei giornalisti, ed in quanto tale dev’essere disciplinata. Non farsi pagare per lavorare significa annullare l’esistenza di una professione, creazione di altri poveri.

Ovviamente è pacifico che quanti desiderano esprimere le proprie idee, nei limiti previsti dal Codice Penale, devono poterlo fare liberamente, senza l’iscrizione a questo Roc, adempimento che oggi non è obbligatorio nemmeno per i giornali on line. Si tratta di una boiata, sventata sul nascere, il partito di Di Pietro dopo le proteste ha deciso di ritirare l’appoggio al disegno di legge ed a quanto, sull’onda della protesta, pare lo stanno seguendo altri settori della maggioranza. Questa è la seconda porcata antidemocratica varata da questi politici al potere, tutti anche quelli di opposizione, la cosiddetta legge sulle intercettazioni telefoniche, votata dalla Camera con soli 7 astenuti e tutti gli altri favorevoli, prevede che si debba parlare delle inchieste giudiziarie solo quando è finita l’udienza preliminare. Due esempi per tutti: se fosse già in vigore solo oggi avremmo potuto iniziare a parlare di Parmalat o della strage di Erba, fortunatamente si sta arenando al Senato, ma non è detta l’ultima parola. Per quanto riguarda i blogger, già oggi essi secondo la giurisprudenza, una sentenza del Tribunale di Aosta, sono da considerare responsabili del contenuto dei messaggi. Devono controllare quello che va in rete dai loro siti, questo francamente è giusto, altrimenti in nome della libertà di espressione ci sarebbe alla legalizzazione della diffamazione.

Salvatore Pizzo