Non siamo simpatizzanti del parlamentare Maurizio Gasparri, ma in questo raro caso ci sentiamo di condividere il suo pensiero, in occasione dell’ennesima grana giudiziaria che riguardò uno di coloro che hanno recitato nel film “Gomorra”, disse : “Più che per il record di incassi, Gomorra resterà alla storia come un film sfigato. Almeno per i presunti attori che vi hanno partecipato. Continuano a fioccare arresti di criminali a suo tempo stoltamente ingaggiati con ruoli da protagonista e poi ritrovati con le mani nel sacco. (…) Gomorra, sul cui valore civile non discutiamo, si sta rivelando sempre di più un film che di fatto ha finanziato dei criminali. E’ vero che andava rappresentata una verità estrema, ma era proprio necessario assumere dei delinquenti? La realtà ha veramente di gran lunga superato la fantasia. Tanto più che, come dovrebbero sapere Saviano e i produttori, c’è il rischio di continuare a remunerare dei camorristi”.
Se i Casalesi hanno minacciato l’autore del fortunato libro, edito dalla berlusconiana Mondadori, non si capisce come gli stessi abbiano poi “autorizzato” propri sodali a partecipare ad un film ispirato da quel testo, e girato nel proprio territorio di appartenenza, misteri dello strano approccio del Clan all’editoria che meritano di essere ancora studiati. Intanto mentre accadeva tutto ciò, capitavano altre minacce ai giornalisti locali che hanno portato anche a qualche condanna, di cui quasi nessuno ha mai dato notizia.
L’ultimo dei “gomorristi” a finire in manette è stato un cittadino cinese, questa volta non per vicende di Camorra, è stato arrestato con l’accusa di riciclaggio dai finanzieri del Comando provinciale di Napoli che hanno eseguito una serie di controlli per contrastare i fenomeni di contraffazione, immissione in commercio di prodotti nocivi per la salute e il contrabbando. Due i destinatari delle misure cautelari, uno di loro, quello che viene ritenuto il capo dell’organizzazione, ha fatto la comparsa del film ‘Gomorra’, è stato fermato appena sbarcato all’aeroporto di Fiumicino da un volo proveniente da Pechino. Anche sua moglie ha recitato nel film.
Gli altri precedentemente arrestati sono:
il 47enne Marcello D’Angelo, comparsa nel film, ritenuto affiliati alla fazione dei Casalesi che fa capo alla famiglia ‘Venosa’, guidata da Luigi Venosa, alias “Giggino O’ Cucchiere”. Secondo gli inquirenti lui e la moglie, Anna Iannone di 40 anni, avrebbero estorto somme di denaro agli inquilini abusivi che occupano appartamenti che una volta ospitavano i militari della Nato al ‘Parco Saraceno’ di Pinetamare di Castelvolturno. Territorio controllato dai boss dove erano state effettuate anche riprese del film ‘Gomorra’;
il boss Giovanni Venosa, una delle prove viventi che il Clan dei Casalesi non teme il prodotto editoriale “Gomorra”. Venosa, detto “Giuvann O’Russ”, nel film è il giovane boss che richiama più di una volta i due ragazzini che non stanno agli ordini. La prima sezione penale del tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo ha condannato per estorsione aggravata dal metodo mafioso a 13 anni e 10 mesi di carcere. Secondo le accuse tra il 2008 e il 2009, pur dovendo essere detenuto nella casa lavoro di San Giuliano Saliceto in provincia di Modena, si recava a Castelvolturno dove si occupava di estorsioni. Stando agli inquirenti una volta trascinò per i capelli il titolare di un ristorante, mostrando la pistola mentre era in corso un banchetto con numerosi invitati. A far scattare l’inchiesta hanno contribuito anche le denunce dell’ex sindaco Francesco Nuzzo. Il pm Luigi Landolfi aveva chiesto per Venosa la condanna a 24 anni di carcere;
Nicola Battaglia, 20 anni di Giugliano, è stato coinvolto anch’egli in vicende marginali, nel film è uno dei ragazzi sottoposti alla prova di coraggio per essere ammessi nel clan;
il cantante neomelodico Raffaele Migliaccio, 24enne di Casoria in arte “Raffaello”, dopo aver aggredito un vigile del fuoco a Napoli ha assalito anche gli agenti intervenuti per fermarlo, è stato accusato di oltraggio, minacce, lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale e porto abusivo di arma da taglio, fu condannato per direttissima a 1 anno. Una sua canzone “La nostra storia”, è stata utilizzata nel film, e durante un concerto a Palermo, ha salutato “gli ospiti dello Stato” (i detenuti);
Bernardino Terracciano, 53 anni di Villa Literno, che nella pellicola interpretava proprio “Zì Bernardino”, lui è coinvolto nell’indagine “Domizia”, con lui sono coinvolti anche la moglie di Giuseppe Setola, Stefania Martinelli;
Salvatore Fabbrocino, fermato in un’indagine relativa allo spaccio.
Un altro attore che nel film interpreta “Pisellino”, fu fermato dagli inquirenti nel corso di un controllo scattato durante il banchetto nunziale di un altro personaggio in odore di Camorra.
sal.piz.
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