Vincenzo Picone, l’ex vigile urbano coinvolto nell’ultima inchiesta contro il clan dei Casalesi, fino ad un mese fa funzionario nel comune di Trentola Ducenta nel settore della nettezza urbana, è stato ascoltato dal giudice per le indagini preliminari nell’interrogatorio di garanzia, svoltosi dopo che il Riesame aveva già rigettato l’istanza di scarcerazione presentata dal suo avvocato Pasquale Davide De Marco.

Picone ha dichiarato che quella notte è scappato non perché avesse avuto una soffiata, ma perché tornando dal lavoro aveva notato le macchine dei carabinieri e della polizia sotto casa sua, deducendo che fossero lì per lui. Quindi sarebbe stata un’intuizione e non una fuga di notizie a metterlo in guardia e permettergli di sottrarsi alla retata. Sul dove sia stato nei venti giorni di latitanza, resta però ancora un mistero, perché l’ex vigile urbano non ha fornito spiegazioni utili al gip, si è limitato a dichiarare: «Nessuno mi ha aiutato, né a fuggire tantomeno a nascondermi. Sono stato da solo per tutto il tempo».

Per quel che riguarda le accuse, invece, Picone è stato molto preciso: “Non capisco perchè i collaboratori di giustizia mi accusino. Io non ho mai avuto a che fare con la criminalità organizzata.” 

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