Indesit ha “un piano per rimanere in Italia”. Lo ha spiegato ad Antonia Jacchia del Corriere della Sera l’amministratore delegato e presidente di Indesit, Marco Milani, e parlando dei licenziamenti l’ad ha detto: «Noi non li chiamiamo esuberi. Indesit non licenzierà nessuno. Quello che chiediamo al sindacato sono contratti di solidarietà, in attesa di capire quali possano essere gli strumenti promessi da governo ed enti locali per migliorare il piano.

Ogni risorsa messa a disposizione delle istituzioni verrà aggiunta ai 70 milioni di investimenti previsti. D’altronde la crisi finanziaria, che ha ridotto la domanda sia in Italia sia in Europa, ha generato un primo problema: la caduta del fatturato dai 3,4 miliardi del 2007 ai 2,6 del 2009. Da un paio d’anni si viaggia intorno ai 2,8-2,9 miliardi. La prima scelta intrapresa dall’azienda è stata di riorganizzare la parte non produttiva dei dipendenti. Sono usciti 25 dirigenti e gli impiegati fanno un giorno di cassa integrazione la settimana. Quello che chiediamo ai sindacati è di trasformare la cassa integrazione in contratti di solidarietà: 300 impiegati che lavorino al 50% con l’80% dello stipendio. In via temporanea. D’altronde dei 2.400 dipendenti a Fabriano, già oggi almeno 600 non sono utilizzati perché in cassa integrazione». A Piazza Affari l’intervista di Milani è stata ben accolta: il titolo è salito del 6,57% a 7,3 euro. È da tre sedute che Indesit sale in Borsa (+15% totale) mentre si attende la convocazione del 17 settembre del tavolo ministeriale sul piano da 1.425 esuberi presentato dall’azienda.
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Di red